Donne e montagna in Italia: dai pionieri maschili alla conquista femminile

Marzia Bortolameotti · 17 September 2025

Per secoli la montagna è stata considerata un territorio di conquista prettamente maschile. L’alpinismo moderno, nato nell’Ottocento, celebrava imprese virili e prime ascensioni firmate da uomini. Le donne erano quasi del tutto assenti dai racconti ufficiali, escluse per motivi culturali e sociali.

Eppure, alcune di loro hanno sfidato i pregiudizi, aprendo la strada a un cambiamento profondo. Oggi i numeri ci dicono che le donne in montagna ci sono, ma la rappresentanza resta ancora scarsa.
Le pioniere dell’alpinismo femminile

Negli anni ’30 emerse la figura di Nini Pietrasanta, prima donna a scalare il Cervino in inverno. Al suo fianco, altre pioniere come Ginetta Tizzoni e Carla Grassi dimostrarono che la montagna non era un territorio vietato.

Donne capaci, determinate, ma spesso rimaste invisibili nei libri di storia dell’alpinismo.
Le prime guide alpine donne

La professione di guida alpina in Italia è stata per decenni un club esclusivamente maschile. Solo nel 1984 arrivò la svolta, con Renata Rossi che divenne la prima guida alpina donna in Italia, e una delle prime in Europa.

Oggi le guide alpine donne italiane sono ancora pochissime: circa 25–30 su oltre 1.500 guide attive, una percentuale che non raggiunge il 3%. Tra le protagoniste spicca Anna Torretta, la prima donna guida alpina ad entrare nella Società Guide di Courmayeur, oggi anche scrittrice ed educatrice.
I numeri delle donne in montagna oggi

Lo scenario attuale ci restituisce un quadro complesso: presenza numerosa, ma poca rappresentanza.
Sport e outdoor: oltre 8,5 milioni di donne praticano sport regolarmente, pari al 43% del totale. Vent’anni fa erano appena il 23%. Trekking e cammini sono tra le attività più amate.

CAI (Club Alpino Italiano): al 2024 conta 356.120 soci, di cui il 39,3% sono donne (circa 140.000). Ma nei ruoli di leadership la quota scende al 19%.

Accompagnatori di Media Montagna (Trentino): 74 donne su 243 iscritti, pari al 30,4%.

Rifugi alpini (Trentino): su 145 rifugi, soltanto 15 sono gestiti da donne.

Guide alpine: meno di 30 su oltre 1.500 guide, quindi meno del 3%.

Club dei 4000: solo l’8% dei soci è donna.
Una presenza forte, ma poca rappresentanza

Questi dati raccontano due verità. Da un lato, le donne sono ormai protagoniste della montagna, sia nella pratica sportiva sia nelle community. Dall’altro, faticano a emergere nei ruoli professionali, decisionali e istituzionali.

La montagna italiana è frequentata e amata dalle donne, ma ancora poco rappresentata e guidata da loro.
Perché serve un cambiamento

Non basta che le donne siano tante. Serve trasformare questa presenza numerica in rappresentanza concreta. Occorre più visibilità, più spazio nelle professioni e nelle posizioni di leadership.

Le donne portano modelli di guida diversi, prospettive nuove e inclusione. La montagna del futuro deve poter contare anche su queste voci.
Donne di Montagna: dare voce e spazio

In questo scenario nasce Donne di Montagna, un progetto che unisce esperienze outdoor, formazione e empowerment.

L’obiettivo è semplice e ambizioso: trasformare i numeri in voce, la presenza in leadership. Ogni trekking, ogni cammino e ogni weekend diventa un’occasione di crescita, di sorellanza e di cambiamento.

Perché se lo puoi immaginare, lo puoi fare.
Conclusione

La montagna in Italia è cambiata. Le donne ci sono: nel CAI, nei trekking, nei cammini, tra gli accompagnatori e nelle guide alpine. Ma non hanno ancora lo spazio che meritano nelle professioni e nella governance.

Progetti come Donne di Montagna sono la chiave per colmare questo divario: per trasformare la presenza in rappresentanza e i numeri in futuro.

La prossima vetta non è solo quella da scalare, ma quella dell’uguaglianza.

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