Ecco alcuni rifugi e bivacchi intitolati alle donne

Marzia Bortolameotti · 11 October 2025

In Italia il Club Alpino Italiano gestisce oltre 700 strutture d’alta quota tra rifugi custoditi, bivacchi, capanne sociali e punti d’appoggio. Secondo il database ufficiale del CAI Unico Rifugi 2.0, il totale è di 722 strutture: 310 rifugi custoditi, 65 incustoditi, 247 bivacchi, 88 capanne sociali, 10 punti d’appoggio e 1 ricovero di emergenza. Un patrimonio straordinario che rende l’Italia una delle nazioni più attrezzate al mondo per l’accoglienza in quota.

Eppure solo una piccola percentuale di questi luoghi porta il nome di una donna: si stima attorno al 5%.
Un dato che rivela quanto la memoria femminile in montagna sia stata finora marginale, nonostante le donne abbiano avuto un ruolo importante nella storia alpinistica, culturale e sociale delle terre alte.
Un libro che riaccende l’attenzione

Il libro "Dove è il mio cuore. Viaggio biografico tra i rifugi e i bivacchi italiani dedicati alle donne" di Camilla M. Anselmi (MonteRosa Edizioni, 2025) ha riportato al centro il tema delle intitolazioni femminili.
Un contributo che si inserisce perfettamente nello spirito di Donne di Montagna, progetto che vuole dare visibilità alle storie femminili e ispirare nuove generazioni di donne a vivere la montagna come spazio di libertà e crescita.
Esempi verificati di rifugi e bivacchi italiani intitolati a donne

Rifugio Barbara Lowrie – Val Pellice, Piemonte

Costruito nel 1928 come casa di caccia di Walter e Barbara Lowrie, fu donato nel 1931 al CAI UGET Val Pellice e trasformato in rifugio alpino. L’intitolazione a Barbara Lowrie testimonia un gesto di generosità che ha lasciato un segno duraturo nella valle.
Rifugio Maria Vittoria Torrani – Monte Civetta, Veneto

Inaugurato il 7 agosto 1938 su iniziativa del CAI Conegliano, è dedicato all’alpinista milanese Maria Vittoria Torrani, morta nel 1935 travolta da una valanga sul Piz Corvatsch. A 2.984 metri di quota, è un punto di appoggio fondamentale per chi affronta le vie del Civetta.
Capanna Regina Margherita – Punta Gnifetti, Monte Rosa

Con i suoi 4.554 metri è il rifugio più alto d’Europa. Fu inaugurato nel 1893 e intitolato a Regina Margherita di Savoia, che partecipò di persona all’inaugurazione pernottando in quota. La capanna è oggi anche sede di un importante laboratorio scientifico.
Rifugio Elisabetta Soldini Montanaro – Val Veny, Monte Bianco

Situato a 2.195 metri, è una tappa importante del Tour du Mont Blanc. Costruito nel 1953 e ampliato nel 1983, è dedicato a Elisabetta Soldini Montanaro. Un esempio di intitolazione femminile che continua ad avere grande visibilità internazionale.
Bivacco Luigina Resegotti – Cresta Signal, Monte Rosa

Bivacco a 3.624 metri, sempre aperto, situato lungo la cresta che conduce alla Punta Gnifetti. Porta il nome di Luigina Resegotti,  un’intitolazione che ricorda la presenza femminile sulle grandi vie del Monte Rosa.
Rifugio Rosalba – Grigna Meridionale, Lombardia

La prima capanna fu inaugurata nel 1906 e dedicata da Davide Valsecchi alla figlia Rosalba. L’attuale rifugio, in muratura, è diventato un luogo simbolo per l’alpinismo delle Grigne, con il nome di Rosalba Valsecchi inciso nella storia delle montagne lombarde.
Bivacco Maria Cristina Rosazza al Savoie – Ollomont, Valle d’Aosta

A 2.651 metri di quota, sostituisce l’originario Bivacco Savoie. È intitolato a Maria Cristina Rosazza e si trova nella conca del Valsorey sopra Ollomont, in Valle d’Aosta. Un presidio di alta montagna che unisce memoria e funzionalità.
Perché raccontare questi nomi

Dietro ogni rifugio o bivacco intitolato a una donna non c’è soltanto un edificio, ma una storia. Alcune sono legate a tragedie alpinistiche,
altre a gesti di generosità, altre ancora a figure istituzionali o familiari. Conoscere queste biografie significa leggere il paesaggio con occhi diversi e restituire spazio alla presenza femminile nelle terre alte.

Per un progetto come Donne di Montagna, queste storie rappresentano un patrimonio culturale da valorizzare: raccontarle è un modo per costruire un archivio vivo di memoria, capace di ispirare le donne di oggi e di domani a fare della montagna un luogo di libertà, coraggio e scoperta.

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