Corpi che contano: quando lo sport diventa uno spazio di rappresentazioni. Il gender gap nello sport outdoor

Marzia Bortolameotti · 9 December 2025

Nel corso della serata PARIDEE organizzata da Fondazione Caritro in collaborazione con Feltrinelli Education, la fondatrice di Donne di Montagna, Marzia Bortolameotti, è stata invitata a portare una testimonianza sul tema della disparità di genere nello sport e, in particolare, nell’outdoor. L’appuntamento, a cui ha preso parte anche Trentino Volley, ha aperto un confronto pubblico sul ruolo delle narrazioni, dei modelli culturali e delle identità nella partecipazione femminile allo sport e alle professioni ad esso collegate.
Il punto di partenza: “Corpi che contano”

La serata si è aperta con la presentazione del libro “Corpi che contano” di Nadeesha Uyangoda, che indaga come identità e rappresentazione influenzino il valore che la società attribuisce ai nostri corpi. Uyangoda mette in luce il modo in cui alcuni corpi vengono legittimati e altri rimangono ai margini: una prospettiva che trova un collegamento diretto con il mondo sportivo, dove stereotipi e aspettative continuano a condizionare ruoli, possibilità e percorsi.
Se nello sport alcuni corpi contano più di altri

Applicare questa riflessione allo sport significa chiedersi quali corpi vengano considerati “adatti”, “competenti” o “forti” e quali, invece, subiscano pregiudizi culturali che limitano l’accesso alle discipline, alle leadership sportive e alle professioni tecniche. Nel settore outdoor la questione appare ancora più evidente: storicamente, la montagna è stata raccontata attraverso modelli maschili, rendendo più difficile per le donne immaginarsi protagoniste tecniche e professionali.
Gender gap nella montagna e nello sport outdoor

Non si tratta soltanto di presenze numeriche: il gender gap si manifesta nella scarsa rappresentazione, nelle aspettative sociali, nella minor visibilità delle professioniste e nella difficoltà a legittimare competenze tecniche e sportive femminili. Tutto ciò influisce sulla partecipazione, sull’autonomia, sulla sicurezza e sulla possibilità concreta di trasformare la passione in professione.
Il contributo di Donne di Montagna

Durante l’incontro, Donne di Montagna ha portato il punto di vista della propria community e della rete di professioniste, evidenziando come il progetto stia lavorando per costruire nuove narrazioni, favorire l’accesso allo sport outdoor e creare opportunità reali per le donne nel settore. L’obiettivo è contribuire a un contesto più equo, in cui i corpi femminili non siano percepiti come eccezioni, ma parte integrante delle discipline che attraversano la montagna.
Un dialogo che riguarda tutte le discipline

Il confronto con realtà sportive diverse, come Trentino Volley, ha dimostrato come le dinamiche legate alla rappresentazione non appartengano soltanto all’alta quota o agli sport outdoor. Lo sport, in tutte le sue forme, è uno spazio in cui identità, immaginari e storie esercitano un’influenza decisiva sulle possibilità di ciascuna persona.
Verso nuove narrazioni

Rileggere il rapporto tra corpo, identità e sport significa ripensare modelli e immaginari. Significa, soprattutto, costruire spazi in cui le donne possano vivere la montagna con pari dignità tecnica, professionale e culturale. Donne di Montagna continuerà a lavorare in questa direzione, dando voce a ciò che per troppo tempo è rimasto in secondo piano: i corpi e le storie che contano, anche quando non sono stati considerati tali.

More articles

Blog