Il Segreto di Amadou

Marzia Bortolameotti · 1 December 2025

Tra le montagne del Sahel alla scoperta della Convenzione sui diritti del fanciullo

Il 20 Novembre del 1989 prende ufficialmente vita, tramite l’approvazione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, la Convenzione sui diritti del fanciullo e dell’adolescente, ratificata dall’Italia il 27 Maggio del 1991. Si tratta di un passaggio giuridico fondamentale, rispetto alle dichiarazioni d’intento, in quanto obbliga gli Stati firmatari ad inserire quanto esposto negli articoli della CRC (Convention of right of child) all’interno del proprio corpo giuridico. Ed oggi più che mai ognuno di noi, soprattutto se donne impegnate nella lotta all’autoderminazione, deve rafforzare nei giovani la consapevolezza dell’importanza di difendere quei diritti che rendono un paese democratico e inclusivo. Per questo voglio raccontarvi del piccolo Amadou, del Mali e delle montagne del Sahel, dove svettano Le Main de Fatma, meravigliosi pilastri dolomitici su cui sono stati tracciati itinerari alpinistici di rara bellezza e di grande avventura. Guglie che sovrastano come fiaccole luminose l’arida terra della regione di Mopti, nei dintorni del piccolo villaggio di Dari, dove si era stabilito il formidabile scalatore spagnolo Salvador Campillo. Così ha costruito un campeggio, pianificato un’ottima rete di sentieri, aperto moltissime vie di arrampicata e migliorato le condizioni di vita degli abitanti, soprattutto dedicandosi alla risistemazione della scuola.

Chi andava ad arrampicare e camminare poteva poi avventurarsi tra i villaggi Dogon e raggiungere Timbuktu, magari perfino dutante il famosissimo festival. E oggi, proprio il 20 Novembre, chi mai organizzerebbe un viaggio in Mali? Nessuno, perché dal 2012 le condizioni d’insicurezza a causa dei Ji-hadisti, dei ribelli e dei vari colpi si stato succeduttisi ultimamente hanno reso impossibile raggiungere questa terra. Per cui il giorno della Convenzione voglio ricordare Amadou, bambino minuto che giocava a calcio nel campo più grande e sabbioso che abbia mai visto, passandosi il pallone mezzo sgonfio con una trentina di altri ragazzini. Questa immagine l’ho riportata con me quando tornai in Italia, consapevole che il mio aiuto per Amadou avrebbe poturo essere modesto, ma volevo dargli voce perché altri lo sentissero. Così ho fatto l’unica cosa che mi appartiene veramente: scrivere una fiaba per bambini dedicandola al Mali, ossia pubblicare “Il Segreto di Amadou” (Ed. Edicolors illustrato da Roberto Pretari).

Ho fornito un tratto fantastico, tramite i miei buffi personaggi della Combriccola della MezzaLuna, alla storia di un popolo che sembra raccogliere in sé le drammatiche questioni del nostro tempo: cambiamento climatico, guerra e migrazione. Nella mia fantasia il coraggioso Amadou, cercando invano nuove sorgenti d’acqua per il suo villaggio di Dari, scopre l’esistenza di antiche pozioni in grado di rendere fertile l’arida terra, che tuttavia sono state nascoste dall’antichissimo popolo dei Tellem proprio sulla vetta del Kaga Tondo. Per cui saranno i miei personaggi ad aiutarlo raggiungendo dall’Italia il Marocco per poi attraversare la Mauritania e quindi affrontare la lunga scalata della grande parete Nord Est e, una volta in vetta, calarsi in una profondissima caverna per trovare finalmente queste pozioni; gocce d’elisir per ridare vita al Sahel. Ovviamente non esistono pozioni magiche, ma la sola idea di aiutare chi vive in zone destinate alla desertificazione permette ai bambini che partecipano ai miei laboratori di lettura e scrittura creativa di prendere coscienza dell’importanza dell’ecosistema e, soprattutto, di cosa significa sopravvivere dove mancano le risorse vitali. E nel mostare le fotografie dei miei trekking collocandole accanto al planisfero, riesco efficacemente a rendere concreta la rilevanza della Convenzione, sia per chi non può averne diritto, sia per chi, come loro, deve averne cura e conoscerne l’importanza. E poi racconto della guerra civile che infiamma il Sahel come purtroppo tanti altri luoghi, cosicchè nasca naturalmente un dialogo aperto e sincero sul concetto di interesse superiore del minore, diritto allo studio, libero pensiero, gioco, salute e perfino diritto allo sport. Perché ci sono bambini che non possono neanche immaginare di camminare per piacere personale né tantomeno come attività sportiva.

Il diritto ad avere dei diritti l’ho imparato scalando in Mali, mentre ero lassù, tra quelle fessure e quei diedri così perfetti del Kaga Tondo, comprendendo solo dopo, trascorsa l’euforia della salita, che ognuno di noi nasce dove non ha scelto e questa è la scalata più importante da realizzare. C’è chi parte dal “privilegio” dell’avere dei diritti, ma dunque ha la responsabilità di difenderli, e chi invece ne è privo, non perché non gli spettino, bensì in quanto nato in Mali oppure nella striscia di Gaza.

Quindi cosa consiglio a chi si mette in cammino il 20 Novembre? Di farlo pensando alla Convenzione come alla corda che ti lega al compagno di salita, come all’acqua limpida della sorgente, come all’albero che ti ripara dal sole, come al rifugio che ti accoglie e ripara. Insomma, qualcosa che tutti dovremmo mettere nello zaino delle nostre vite e tenerlo stretto perché non ci sfugga mai dalla mente il piccolo Amadou.

Un ringraziamento speciale a Mauro Calibani e Daniela Feroleto, https://www.e9planet.com, per aver tracciato in Madagascar un bellissimo itinerario dedicato ad Amadou e per quanto ora stanno facendo per i bambini di Gaza.
Sabrina Gasparini

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