La prima donna a organizzare una spedizione femminile sul K2
Marzia Bortolameotti · 12 February 2026
Chi era Wanda Rutkiewicz
Wanda Rutkiewicz nasce il 4 febbraio 1943 a Plungė, allora parte della Polonia sotto influenza sovietica, oggi Lituania, e diventa una delle figure più potenti e controverse dell’alpinismo himalayano del Novecento. Cresce in un contesto segnato da disciplina, selezione e rigore, qualità che plasmano il suo carattere e il suo modo di vivere la montagna. Non è soltanto un’alpinista forte, ma una donna con una visione personale radicale, disposta a pagare qualsiasi prezzo pur di restare fedele alla propria direzione.
La formazione nell’alpinismo polacco
Il sistema alpinistico polacco dell’epoca era tra i più duri al mondo, una vera scuola di resistenza fisica e mentale. Il percorso passava dalle basi tecniche alle salite nei Tatra e nei Carpazi, poi sulle Alpi, fino alle spedizioni nel blocco sovietico e ai settemila metri, prima di poter accedere all’Himalaya. Come ricorda il giornalista Alessandro Filippini, solo i più forti arrivavano alle grandi spedizioni. Wanda non solo arriva, ma emerge come atleta d’élite, con una determinazione fuori dal comune.
Wanda Rutkiewicz e il K2: un’impresa storica
Nel 1986 Wanda Rutkiewicz diventa la prima donna europea a scalare il K2, la seconda montagna più alta del pianeta e una delle più pericolose in assoluto. Ma il suo gesto più rivoluzionario non è solo la vetta: è l’aver organizzato una spedizione himalayana interamente femminile su questa montagna simbolo dell’alpinismo estremo. In un ambiente dominato da logiche maschili, gerarchiche e militari, Wanda rompe uno schema culturale prima ancora che sportivo, dimostrando che la leadership femminile può esistere anche nei contesti più duri del pianeta.
Carattere, ambizione e conflitti
Wanda Rutkiewicz non era un’eroina rassicurante. Era concentrata sul proprio obiettivo in modo assoluto, spesso al punto da entrare in conflitto con compagni di spedizione. Non cercava approvazione, non smussava gli angoli del proprio carattere per risultare più accettabile. In questo senso incarna un’ambizione femminile non addomesticata, che non chiede di essere accolta ma si impone con competenza e volontà.
L’ultima salita sul Kangchenjunga
Nel maggio 1992 Wanda tenta la salita al Kangchenjunga, terza montagna della Terra. Viene vista per l’ultima volta mentre sale verso il campo alto. Non tornerà. La sua scomparsa consolida il mito di una donna che ha vissuto in verticale fino all’ultimo passo, scegliendo sempre la propria strada, anche quando significava andare oltre il limite.
L’eredità di Wanda per le donne di montagna
La storia di Wanda Rutkiewicz parla ancora oggi a chi vive la montagna come spazio di autodeterminazione. Ha dimostrato che una donna può guidare, decidere, rischiare e occupare territori considerati maschili senza dover addolcire la propria ambizione. La sua figura resta scomoda, potente, necessaria, perché ricorda che la libertà in montagna non è solo una questione di vette, ma di identità e coraggio di restare fedeli a se stesse.
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