Cosa ho imparato scalando montagne come le esploratrici del passato
Marzia Bortolameotti · 9 July 2025
La storia di Elise Wortley e delle donne che hanno sfidato tutto – anche il freddo, le gonne e il silenzio della storia.
Donne, montagna e storia: un filo da riallacciare
Molte donne oggi si avvicinano alla montagna in cerca di connessione, benessere o avventura. Ma quante conoscono davvero le pioniere che, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, hanno scalato cime in gonne pesanti e stivaletti, spesso in totale invisibilità mediatica?
Elise Wortley, esploratrice britannica, ha deciso di rispondere a questa domanda con un progetto chiamato Woman with Altitude. Per farlo, ha camminato per oltre 800 chilometri seguendo i percorsi originali di donne avventuriere, indossando solo abiti e strumenti dell’epoca.
Il progetto “Woman with Altitude”
Il progetto nasce dal desiderio di dare voce e corpo alle donne che hanno lasciato una traccia nel mondo dell'esplorazione. Elise ha seguito i passi di:
Henriette d’Angeville, che nel 1838 salì il Monte Bianco con abiti femminili tradizionali.
Annie Smith Peck, che nel 1908 piantò una bandiera per il suffragio sulla vetta dell’Huascarán, in Perù.
Dorothy Pilley, pioniera dell’alpinismo tecnico nelle Alpi.
Nan Shepherd, scrittrice e poetessa scozzese, autrice del celebre libro La montagna vivente.
Ogni percorso è stato compiuto indossando gonne di lana, corsetti, stivaletti borchiati e trasportando zaini in legno, senza attrezzatura moderna. Un ritorno fisico ed emotivo alla realtà delle donne di allora.
Montagne, lana e libertà
Le imprese di Elise non sono state semplici rievocazioni: sono state sfide autentiche. Camminare e scalare in abiti d’epoca significa fare i conti con freddo, scomodità, fatica.
“Mi si formavano vesciche ovunque, ma ero in connessione con qualcosa di più grande: la tenacia invisibile di tutte le donne che sono venute prima di me”, racconta Elise.
Ogni passo è stato un atto di empatia storica, ma anche un modo per sentire che la montagna non è solo luogo fisico, bensì memoria viva, eredità da portare avanti.
Dalla sfida fisica alla guarigione interiore
Il progetto non è nato solo da una passione per la storia. Elise ha sofferto per anni di ansia e attacchi di panico. Nel 2019 ha trascorso un mese in solitaria nelle Highlands scozzesi, ispirata dalle parole di Nan Shepherd.
In quella solitudine, immersa nella natura più autentica, ha trovato una calma mentale che nessun altro luogo le aveva dato.
“Nella natura il mio sistema nervoso si spegne. Ho scoperto che la montagna mi cura più di qualsiasi terapia.”
Donne dimenticate, storie da raccontare
Uno degli aspetti più importanti del progetto Woman with Altitude è la volontà di dare visibilità a storie femminili spesso dimenticate o cancellate.
Oltre alle pioniere europee, Elise vuole esplorare anche la storia delle donne indigene, delle monache tibetane, delle contadine resistenti. Non solo eroine da museo, ma figure reali, radicate nei territori.
Ha inoltre usato le sue spedizioni per sostenere progetti solidali, come Freedom Kit Bags (per la salute mestruale in Nepal) e Scottish Women’s Aid (contro la violenza di genere).
L’impresa sul Monte Bianco
Tra le sue imprese più note, Elise ha recentemente scalato il Monte Bianco indossando gli stessi abiti che avrebbe portato Henriette d’Angeville nel 1838: gonna in tweed, corsetto, cappello in feltro.
Un’esperienza al limite, in condizioni climatiche difficili. Un gesto simbolico e potente, che collega passato e presente attraverso la forza del corpo femminile.
Cosa ci insegna Elise Wortley oggi
La sua esperienza ci insegna che:
L’avventura può essere un atto politico.
La montagna può diventare un terreno di trasformazione.
Riscoprire la storia delle donne significa anche scrivere la nostra.
Non si tratta di nostalgia. Si tratta di prendere spazio. Di sentire di appartenere. Di camminare in avanti, sapendo chi ha camminato prima di noi.
Per te, donna di montagna
Forse anche tu, come Elise, stai cercando una voce, una prova, un momento per riscoprirti.
Forse anche tu stai cercando un modo per ritrovare il coraggio e la direzione.
Non serve imitare. Ma sapere che non siamo le prime aiuta. Ci sono state donne prima di noi. Ora tocca a noi
Marzia Bortolameotti Founder Donne di Montagna
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