"Montagna, istruzioni per lo sguardo". L’incontro con Giulia Negri al Trento Film Festival
Marzia Bortolameotti · 24 July 2026
Domenica mattina, Piazza Duomo a Trento. Dentro il Salotto letterario del Trento Film Festival, nella rassegna che festeggia i 40 anni di MontagnaLibri, è andato in scena il panel “Ne dimostri di meno! Giovani voci per la montagna”, dedicato a Giulia Negri, autrice di Montagna. Istruzioni per l’uso (Editori Laterza). A moderare il dialogo, Marzia Bortolameotti, fondatrice di Donne di Montagna.
Un titolo perfetto per questo incontro, perché Giulia è esattamente questo: una voce nuova che racconta la montagna senza retorica e senza paternalismo. E vale la pena raccontare quello che è emerso, intrecciando la sua storia con qualche consiglio concreto per chi sta iniziando — perché di questo, oltre che di letteratura, si è parlato.
Una fisica che ha scelto la montagna
Giulia ha un percorso che a prima vista sembra fatto di salti: laureata in fisica, master in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste, passaggio alla Erice International School of Science Journalism, lavoro nel gruppo di outreach di ATLAS al CERN. Oggi collabora come giornalista freelance con la Repubblica, Le Scienze, Il Tascabile e Wired. Nel 2018 ha fatto la scelta che molti sognano e pochi compiono: ha trasferito la sua vita in montagna a tempo pieno. Ed è anche maestra di sci.
Eppure non è un percorso fatto di salti, è un percorso fatto di coerenza. Lo sguardo scientifico — preciso, curioso, sistematico — è la stessa lente con cui oggi guarda i sentieri, la fauna, le foreste. La differenza è che ora la lente la posa su qualcosa che ama profondamente.
Questa, per chi frequenta la montagna, è già una prima lezione: non c’è un solo modo di arrivarci. Si può arrivare dalla scienza, dalla scrittura, da un trasloco, da una maternità, da una crisi, da un’amica che ti porta. Quello che conta è la cura con cui poi ci si sta.
Il libro non è un manuale per fare lo zaino
Quando si sente il titolo Montagna. Istruzioni per l’uso, si immagina un manuale: cosa mettere nello zaino, come scegliere gli scarponi, come leggere una cartina. Ma il libro di Giulia è un’altra cosa. È un’istruzione per lo sguardo, non per l’equipaggiamento.
Una delle riflessioni emerse più volte durante il dialogo è questa: dopo il Covid, la montagna è cambiata. Tante persone l’hanno scoperta o riscoperta, spesso come “alternativa” a luoghi più affollati, a volte senza la cultura che quei luoghi richiedono. Si è creato un paradosso: la montagna è oggi più frequentata che mai, ma forse meno conosciuta che mai.
Il libro nasce anche da lì. Dal bisogno di rallentare la corsa verso la vetta e fermarsi a chiedere: ma in montagna, cosa stiamo cercando?
Qualche consiglio per chi sta iniziando
I passaggi del libro vanno letti — e Donne di Montagna li consiglia caldamente. Ma alcune delle cose emerse nel dialogo si possono tradurre subito in pratica, e si sposano con l’esperienza maturata in dieci anni di community.
Iniziare da camminate proporzionate. Il primo errore di chi si avvicina alla montagna è scegliere il dislivello sbagliato — quasi sempre per eccesso. Meglio cominciare con itinerari brevi, ben segnati, su sentieri conosciuti o consigliati da chi conosce la zona. Una regola che la community DDM ripete spesso: il primo terzo della camminata deve sembrare facile. Se è già duro, l’itinerario non era quello giusto per oggi.
La preparazione non è solo fisica, è culturale. Prima di partire, leggere qualcosa sul luogo. La storia, la geologia, le piante, gli animali che si potrebbero incontrare. Si cammina diversamente quando si sa cosa si sta attraversando. La montagna restituisce in profondità ciò che le si porta in attenzione.
Andare accompagnate, almeno all’inizio. Non per paura, ma per cultura. Una guida ambientale, una accompagnatrice di media montagna, o anche solo un’amica che frequentada più tempo: insegnano a leggere il sentiero, il cielo, i propri limiti. È esattamente per questo che esiste DDM — per dare alle donne la possibilità di iniziare in compagnia, in sicurezza, con persone preparate.
Imparare a leggere il meteo, non solo l’app. Le app meteo sono utili, ma in montagna il tempo cambia velocemente e a piccola scala. Guardare il cielo, le nuvole che salgono dal fondovalle, l’umidità nell’aria, è una competenza che si costruisce nel tempo. Si può iniziare a osservare da subito.
Vestirsi a strati, non risparmiare sull’acqua. È il consiglio più banale e quello che si dimentica più spesso. Anche d’estate, anche per “due ore di camminata”.
La sostenibilità non è un’etichetta, è un comportamento
Una parte del dialogo ha toccato il tema dell’overtourism. Le foto perfette, i sentieri presi d’assalto, i parcheggi pieni alle 7 del mattino. La montagna, paradossalmente, può diventare vittima del nostro amore per lei.
Cosa si può fare, concretamente?
Scegliere stagioni e orari diversi. I sentieri famosi a giugno e settembre, anziché ad agosto. Le partenze all’alba o nel pomeriggio. La bellezza non si nasconde nelle ore di punta.
Diversificare le mete. Per ogni vetta iconica ci sono dieci itinerari altrettanto belli e meno noti. Le guide locali e le associazioni come SAT/CAI sono miniere d’oro.
Riportare a valle tutto ciò che si è portato in quota. Anche le bucce di frutta. Anche i fazzoletti. Sembra ovvio, non lo è.
Usare il trasporto pubblico quando si può. Sempre più valli alpine offrono navette, treni, autobus stagionali. Spesso più rilassante che cercare parcheggio.
Sostenere l’economia locale. Mangiare in rifugio, comprare formaggi e prodotti dei malgari, dormire in piccole strutture familiari. La montagna vive se la sua economia vive.
La fauna: il privilegio dell’incontro
Camminando in montagna prima o poi succede: un capriolo che attraversa il sentiero, un camoscio appoggiato a una roccia, un picchio che batte sul larice, una marmotta che fischia di allarme. Sono incontri che valgono il viaggio.
Ma anche qui, lo sguardo conta più dello scatto.
La regola della distanza. Se l’animale modifica il suo comportamento per la presenza umana — fugge, si irrigidisce, smette di mangiare — significa che si è troppo vicini. Indietreggiare.
Niente cibo, mai. Dare da mangiare a un animale selvatico, anche per gioco, anche “una volta sola”, lo abitua all’uomo e ne compromette la sopravvivenza. Le marmotte che si avvicinano ai turisti per il pane non sono più davvero selvatiche, e d’inverno faticheranno.
Il silenzio è uno strumento. Le voci alte, le casse bluetooth nello zaino, le risate sguaiate sul sentiero non solo disturbano gli altri escursionisti: allontanano la fauna prima ancora del nostro arrivo. Camminare in silenzio, almeno ogni tanto. Ci si accorge di quante cose non si erano mai sentite.
Cane al guinzaglio, sempre. Non è una regola burocratica. Un cane libero, anche il più dolce, è percepito come un predatore dalla fauna selvatica. In primavera può causare l’abbandono dei nidi e dei piccoli.
Voci giovani, voci femminili
Il panel si intitolava “Giovani voci per la montagna”. Ed è un titolo che dice qualcosa di importante: la necessità di moltiplicare queste voci, soprattutto femminili. Per troppo tempo la narrazione della montagna è stata appannaggio di un linguaggio fatto di conquista, di vetta, di prestazione. Un linguaggio che escludeva, anche senza volerlo.
Le voci nuove — di donne, di scienziate-narratrici come Giulia, di accompagnatrici, di scrittrici, di camminatrici qualunque — stanno raccontando un’altra montagna possibile. Non meno autentica, non meno alpinistica, ma più larga. Una montagna in cui c’è posto per chi sale a 4000 metri e per chi sceglie un sentiero panoramico in mezza giornata. Per chi corre e per chi si ferma a guardare un fiore.
È esattamente la montagna che Donne di Montagna prova a costruire ogni giorno.
___
Il libro di Giulia Negri, Montagna. Istruzioni per l’uso (Editori Laterza), è una lettura consigliata: non cambia quello che si mette nello zaino, ma quello che si cerca quando si parte. Grazie al Trento Film Festival e a MontagnaLibri per lo spazio di questo dialogo.
More articles
- WIN - Women in Nature e le sue Ambassador
WIN - Women in Nature, nato per celebrare, connettere e valorizzare le donne che vivono la montagna e la natura con passione, determinazione e rispetto, ha le sue Ambassador. - Attraversare la bellezza: il valore dei cammini - Oropa
Il cammino non è una semplice camminata, ma una forma di meditazione in movimento. - La natura che cura: neuroscienze e benessere outdoor
Le neuroscienze e la neurobiologia hanno rivelato che l'esposizione agli ambienti naturali non è solo una piacevole sensazione soggettiva, ma produce una vera e propria riorganizzazione neurofisiologica del nostro cervello - Montagne illustrate
Storie (illustrate) di montagna - Yoga e natura
Praticare yoga all'aperto. Conversazione con Benedetta Parroni, insegnante di yoga a Roma - Il silenzio ritrovato
Elogio del silenzio