Camminare verso la parità: perché in Italia la montagna è ancora un atto di emancipazione
Marzia Bortolameotti · 27 October 2025
In un mondo che parla sempre più di uguaglianza di genere, i numeri ci raccontano una realtà ancora in salita.
Secondo il Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum, l’Italia si colloca al 79° posto su 146 Paesi per parità di genere, con un punteggio di 0,729 su 1: molto distante dai Paesi del Nord Europa come Islanda, Norvegia e Finlandia, che hanno colmato oltre l’80% del loro divario.
Questo significa che, nonostante i progressi culturali e sociali, le donne italiane non godono ancora delle stesse opportunità economiche, lavorative e di rappresentanza politica degli uomini.
E secondo le proiezioni internazionali, la parità economica globale tra uomini e donne potrebbe richiedere ancora 217 anni.
Un dato simbolico ma eloquente, che spiega quanto le disuguaglianze di genere non siano solo una questione di leggi o di istruzione, ma di cultura, mentalità e modelli sociali.
Italia ed Europa: due velocità diverse
L’ultimo Gender Equality Index pubblicato dall’European Institute for Gender Equality (EIGE) assegna all’Italia un punteggio di 69,2 su 100 (media UE: 71,7).
Il nostro Paese è al 14° posto in Europa, pur avendo registrato il miglior tasso di crescita rispetto all’anno precedente.
I progressi sono visibili, ma la distanza resta ampia, soprattutto in ambiti come partecipazione economica, accesso alle posizioni di leadership e condivisione del lavoro di cura.
Solo il 51% delle donne italiane è occupato (contro il 69% degli uomini).
Le donne lavorano in media 9 anni in meno degli uomini nell’arco della vita.
Guadagnano fino al 25% in meno, se si considerano contratti, orari e carriere.
La discriminazione culturale rimane poi la più resistente al cambiamento: stereotipi di ruolo, linguaggio sessuato, aspettative sociali ancora fortemente ancorate al modello tradizionale.
E questo accade nonostante le donne siano più istruite, più formate e più presenti in molti ambiti professionali.
La discriminazione invisibile: quella culturale
I dati del Social Institutions and Gender Index (SIGI) dell’OCSE mostrano che nei Paesi europei, Italia inclusa, la discriminazione “formale” è bassa — ma quella informale e culturale resta radicata.
È fatta di micro-aspettative, di ruoli assegnati, di limiti percepiti più che reali.
È quella che porta una ragazza a sentirsi fuori posto in certi contesti, o a pensare che “non fa per lei”.
È quella che tiene le donne lontane da alcuni spazi — fisici e simbolici — come la montagna, lo sport o la leadership.
Eppure proprio lì, dove gli stereotipi pesano di più, nasce il potenziale del cambiamento.
La montagna come spazio libero di parità
La montagna non è solo un paesaggio: è uno spazio di libertà.
È un contesto dove le regole sociali si sospendono, dove la forza non è dominio ma equilibrio, dove il passo lento e costante vale più della performance.
In montagna, le donne possono sperimentare la parità non come teoria, ma come esperienza vissuta.
Ogni cammino condiviso tra donne è un piccolo laboratorio di emancipazione:
si impara a fidarsi del proprio passo,
si scopre la competenza e la forza personale,
si abbattono paure e stereotipi,
si crea una rete di sorellanza e sostegno reale.
Camminare insieme, vivere la natura, raggiungere una cima: gesti semplici che diventano atti simbolici di libertà e autodeterminazione.
Perché “Donne di Montagna” esiste
Donne di Montagna nasce proprio da questa consapevolezza: che la parità non si conquista solo con le leggi o i dati, ma con esperienze che cambiano la percezione di sé e delle altre.
In un Paese dove la distanza tra uomini e donne resta ampia — e dove la discriminazione culturale è ancora presente anche nelle aree più moderne — la montagna diventa un terreno di trasformazione personale e collettiva.
Ogni esperienza outdoor firmata Donne di Montagna è un invito a:
riscoprire la propria forza e la propria autonomia,
vivere la natura come spazio di libertà,
creare comunità e sorellanza,
fare della parità non uno slogan, ma un percorso condiviso.
Un passo alla volta, ma nella giusta direzione
Se la parità economica nel mondo arriverà tra 217 anni, noi non possiamo aspettare.
Possiamo però accorciare quella distanza un passo dopo l’altro, costruendo esperienze, consapevolezze e nuove narrazioni.
La montagna ci insegna proprio questo: che le salite più lunghe si affrontano insieme, e che ogni passo — per quanto piccolo — cambia la direzione del cammino.
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