Wafaa Amer: la montagna non è dove pensavi

Marzia Bortolameotti · 24 July 2026

C'è una bambina che porta il pranzo al nonno nei campi di riso vicino al Cairo. Ha i piedi scalzi nella terra fangosa, una cesta di vimini in testa, e nel tragitto si arrampica sulle palme perché le piace sentire quanto può salire. Non sa ancora nulla di falesie, di gradi, di magnesite. Sa solo che stare in alto le sembra il posto giusto.

Quella bambina si chiama Wafaa Amer. Oggi ha quasi trent'anni, vive a Finale Ligure e ha salito una via che pochissime donne al mondo hanno toccato.

Ma questa non è la storia di una scalatrice. È qualcosa di più difficile da raccontare.
Da Aghour a Malpensa

Wafaa nasce nel 1996 ad Aghour, un villaggio di contadini nella periferia nord del Cairo. Cresce con le sorelle Waly e Nahla nella casa dei nonni paterni, senza elettricità, senza bagno, con l'acqua del pozzo. Il padre è quasi sempre assente — in Libia, nel tentativo di raggiungere l'Italia a bordo di un barcone. Quando finalmente ce la fa, attraversando a nuoto l'ultimo tratto di mare, le figlie non lo sanno ancora.

Il nonno Alì è il suo vero riferimento. Ogni pomeriggio lei gli porta il pranzo nei campi, cammina tra le risaie, raccoglie cotone, osserva le gru con le zampe lunghe che non hanno paura dell'uomo. È una bambina selvatica e felice, radicata nella terra.

Poi, nel dicembre del 2005, arriva il biglietto aereo.

Atterrano a Malpensa. Fuori nevica. L'uomo che le aspetta è grosso, pelato, la faccia chiusa. Non abbraccia nessuno. È suo padre, ma è uno sconosciuto. La prima parola che Wafaa trova per descrivere quel momento, vent'anni dopo, è: trauma.
Quello che non si vede nelle foto

Quello che segue Wafaa lo racconta senza sconti nel suo libro Io sono Wafaa, scritto con Guendalina Sibona e pubblicato nell'aprile del 2026.

Gli anni in provincia di Cuneo — Verzuolo, Revello, Saluzzo — sono anni di violenza domestica, povertà, isolamento. Il padre che spacca i mobili, che non paga l'affitto, che fa lavorare le figlie di notte in macelleria, che non permette nulla. La scuola che la deride perché si veste "da maschiaccio" e porta una boule di plastica al posto della borraccia. I pasti saltati come punizione. Il pollice rotto. L'ospedale, la denuncia al medico, il silenzio che segue.

Le sorelle Waly e Nahla, una estate, non tornano dall'Egitto. Scelta condivisa, o forse subita. Wafaa torna sola. Scrive sul muro della camera: Siamo partite in tre e sono tornata sola.

Tutto questo lo portava addosso, sotto le maniche, quando entrava in classe ogni mattina. Nessuno lo vedeva.
Una palestra, venti euro, una firma falsa

È la classe che vota — ping-pong, tennis o arrampicata — e vince l'arrampicata. Erika, la sua prima vera amica, ha un padre che scala da anni. Offre lei la quota di iscrizione: venti euro. Wafaa falsifica la firma del padre.

La prima volta all'Alpiteca — un tendone tipo circo con pareti colorate e angolature impossibili — la descrive così: "Ero emozionata come una bambina al luna park. Anche se al luna park non ci ero mai stata."

Lì succede qualcosa che nessun altro posto era riuscito a fare: non è più diversa. Non è la ragazza egiziana con i vestiti sbagliati e la borraccia strana. È una che scala, e scala bene. L'allenatore Maffo la nota subito. Inizia a seguirla.

D'estate si allena a quaranta gradi con una giacca zavorrata da cinque chili, avanti e indietro sui circuiti. Non perché qualcuno glielo chieda. Perché in parete dimentica tutto: le botte, la fame, la vergogna. "Allenarmi era terapeutico. Entravo in Alpiteca e rinascevo."
La fuga

Nel 2015, a una gara a Genova, incontra Lorenzo — tracciatore, occhi verdi, pantaloni a toppe colorate. Lo fa allontanare perché la disturba mentre studia il blocco. Poi fa podio, esce dalla palestra, e lui è lì fuori. Non dice una parola. Si guardano.

Per mesi si scrivono ma non si vedono. Wafaa gli inventa scuse: non può dirgli che suo padre non permetterebbe mai. La prima volta che prende un treno da sola, va da lui.

Pochi mesi dopo, la notte dopo la maturità — il foglio di matematica consegnato in bianco — si alza alle cinque con uno zaino. Sua madre è sveglia sul divano, in lacrime. Le prende la mano. Wafaa dà uno strattone e corre via, senza voltarsi.

Quella scena è la più difficile del libro. E forse la più vera.

Il piano che segue fallisce. Wafaa finisce sola in una tenda a Genova, non mangia, sviene. È il padre di Lorenzo a tirarla su: le dice che può scegliere tra tornare da suo padre o costruirsi una vita da zero. In quel momento, svuotata, sente i morsi della fame per la prima volta in giorni. È l'inizio.
Hyaena

Si costruisce una vita a Finale Ligure. Lavora, si allena, trova una casa, trova persone — la Principessa, il Bandito, Lorenzo. Scala ogni giorno. Scala sempre di più.

A un certo punto le entra in testa Hyaena. È una via del 1986, liberata da Andrea Gallo all'Alveare di Monte Sordo: 8b/8b+, uno dei tiri che hanno fatto la storia dell'arrampicata italiana. Un "cantiere", come lo chiama lei — mesi di tentativi, di studio millimetrico, di cadute.

Il 10 dicembre 2018, un lunedì, si è appena lasciata con Lorenzo. Manda un messaggio al suo compagno di scalata: vengo comunque. Quindici minuti di sentiero nel bosco, la falesia vuota, la musica dalla cassa bluetooth. Sale.

Ce la fa.
Perché ci riguarda

Wafaa non è diventata famosa per quello che fa in parete. È diventata famosa per quello che porta con sé quando ci sale.

E qui sta il punto che ci tocca, come comunità di donne che frequentano la montagna e la natura: la montagna non chiede chi sei, da dove vieni, come sei vestita, se tuo padre ti ha dato il permesso. La roccia è uguale per tutte. Il bosco non esclude nessuno.

Wafaa lo ha trovato tardi, e attraverso porte che ha dovuto aprire di nascosto. Ma lo ha trovato.

Nel libro scrive una cosa che vale per tutte noi, in qualsiasi forma di natura frequentiamo: "La scalata non è mai stata un fine per me, ma un mezzo per arrivare a quella che sono."

Non serve salire un 8b per capirla. Basta aver sentito almeno una volta, su un sentiero o sotto un cielo aperto, che fuori si respira meglio che dentro.

Wafaa Amer è ospite del Trento Film Festival a Bolzano. Il suo libro Io sono Wafaa (con Guendalina Sibona) è pubblicato da RCS/Sandro Teti Editore, aprile 2026.

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