Eleonora Merz, lasciare il posto fisso per seguire il proprio sogno

Simonetta Sandri · 13 ottobre 2026

C’è un momento in cui la sicurezza smette di essere un rifugio e inizia a somigliare a una gabbia. Per decenni ci hanno insegnato che il "posto fisso" è il traguardo supremo, la conquista definitiva, la promessa di una tranquillità incrollabile. Ma cosa succede quando quel mito entra in corto circuito con la voglia di realizzarsi davvero?

Ne parliamo oggi con Eleonora Merz, che ha scelto di abbracciare la sfida tra posto fisso e libertà. Eleonora è una figura poliedrica in cui si intrecciano vari mondi: imprenditorialità, benessere olistico e viticoltura d'eccellenza. La sua storia si inserisce in un percorso di scelta consapevole e coraggiosa: ha lasciato un lavoro e una carriera strutturata in azienda del settore beverage per dedicarsi a yoga e benessere olistico (e non solo). Un bel salto. Perché, a volte, l'unico modo per ritrovare se stessi è avere il coraggio di muovere il primo passo. Dopo anni trascorsi nel mondo aziendale e manageriale tradizionale, a giugno scorso, ha avvertito l'esigenza di uscire da ritmi rigidi per riappropriarsi del proprio tempo e del contatto con i ritmi naturali. La scelta di abbandonare il lavoro aziendale non è stata una fuga, ma un riallineamento di valori. Questa stessa filosofia che si riflette oggi sia nelle sue lezioni di yoga che nel progetto vitivinicolo Eleusi, dove il concetto di tempo lento e di rispetto per i cicli naturali guida la produzione del vino. È, infatti, co-fondatrice della cantina Eleusi insieme a Mattia Binotto (ingegnere e manager di Formula 1) e all'enologo Mattia Filippi. Qui ricopre il ruolo di anima operativa e strategica, unendo visione, poesia e concretezza organizzativa. Attraverso la sua realtà Nuvoletta Olistica si occupa poi di pratiche di benessere integrato, yoga e percorsi volti a sviluppare una maggiore consapevolezza del corpo e di sé. Nel suo profilo emerge una costante ricerca di equilibrio: da un lato, la concretezza del business e la cura minuziosa per un vino d'autore, dall'altro, la lentezza, la natura e la cura di sé attraverso yoga e discipline olistiche. Eleonora fa parte della community di Women in Nature - WIN, collaborandovi come insegnante e professionista. L’abbiamo incontrata.

C'è stato un momento preciso in cui ti sei detta: "il posto fisso non fa più per me"?

Non c’è stato un singolo momento di rottura, ma piuttosto una decisione maturata con il tempo. Ho lavorato a lungo come assistente di direzione, ma con il passare degli anni sentivo che quel ruolo non mi rappresentava più: avevo un lato creativo e intraprendente che in quell'ambiente non trovava molto spazio per esprimersi. Così ho iniziato a gettare le basi per il cambiamento, mattoncino dopo mattoncino. Un po' come avviene per il vino, servono anni di preparazione e bisogna saper attendere il momento giusto, non a caso la cantina l'ho fondata nel 2021. Lo stesso approccio l'ho avuto con lo yoga, lo pratico dal 2011, da quando vivevo in Emilia tra Bologna, Modena e Vignola. Negli ultimi tempi ho preso la certificazione per insegnarlo ma per me era fondamentale "viverlo" a fondo prima di iniziare a trasmetterlo agli altri. Non basta un corso intensivo di poche settimane, anche qui serve tempo per far maturare le cose. Dopo la laurea in antropologia, oggi sto studiando psicologia. Da giugno scorso, le cose sono cambiate radicalmente, i ritmi sono diversi e finisco per lavorare anche più di prima, ma il percorso richiede tempo e pazienza. Le basi sono state poste con calma, il cambiamento è arrivato quando tutto era pronto.

Quando si abbandona la sicurezza di un lavoro strutturato, la paura più grande è l'incertezza economica o il giudizio altrui. Come hai affrontato queste resistenze?

Sul fronte del giudizio, devo dire che la paura si è rivelata superiore alla realtà. Spesso le aspettative degli altri ci frenano, ma poi, quando finalmente fai il passo, le cose vanno diversamente. Nel mio caso ho trovato molta più comprensione e incoraggiamento di quanto mi aspettassi, perfino in famiglia, che di solito tende a essere più conservativa. Forse è successo perché il mio bisogno di cambiamento e la mia passione erano talmente evidenti che era impossibile non coglierli o magari perché non mi stavo lanciando al buio: il mio progetto era già in parte avviato, la cantina esisteva già e avevo iniziato a insegnare. Molti mi hanno detto "se non lo fai ora, non lo fai più". La vera resistenza è stata rinunciare alla stabilità del salario fisso e alla certezza delle entrate del lavoro dipendente. Per superare questo blocco ho lavorato molto a livello mentale, mi sono detta che, in fondo, ho alle spalle anni di esperienza e competenze solide. Mi sto semplicemente dando un'occasione per mettermi in gioco e, se le cose non dovessero andare come spero, sarò sempre in tempo per cercare di nuovo una posizione simile a quella di prima.

Cosa significa davvero inventarsi e reinventarsi da zero?

Reinventarsi da zero significa prima di tutto accettare una perdita di equilibrio. Vuol dire essere disposta a perdere qualcosa - la sicurezza, le routine consolidate - per uscire dalla propria zona di comfort e lasciar andare i punti di riferimento a cui ci siamo aggrappati per tanto tempo. Per natura tendiamo a cercare la stabilità, ma la verità è che per evolvere una certa dose di destabilizzazione è necessaria, con tutti i momenti di difficoltà che comporta. È un po' come quando si cammina, per poter fare un altro passo devi necessariamente staccare un piede da terra e perdere l'equilibrio per un istante. Muoversi richiede quella piccola vertigine e bisogna imparare ad accettarla. Chi ci sta intorno non sempre riesce a comprendere subito questo processo. Il cambiamento fa paura anche a chi ci guarda da fuori, ma quella sensazione di sbandamento non è un fallimento, è la naturale conseguenza di chi sceglie di mettersi in cammino ed evolvere.

Nel passaggio da dipendente a imprenditrice quali sono stati i principali ostacoli legati all'essere donna che hai incontrato e con quali strumenti li hai superati?

Nel mio percorso mi sono trovata ad attraversare due mondi profondamente diversi. Da un lato, c'è il settore del vino, storicamente a forte trazione maschile e dove le donne sono state a lungo poco rappresentate. Fortunatamente negli ultimi anni c'è un forte cambiamento in atto: vedo donne sempre più preparate e competenti in questo settore, ma anche una viva volontà di fare rete, come dimostrano le varie associazioni al femminile di cui mi piacerebbe fare parte. Sta crollando anche lo stereotipo per cui le donne apprezzerebbero solo i vini "leggeri" o rosati. Siamo di fronte a una trasformazione reale, anche se la strada da fare è ancora molta. Dall'altro lato, c'è il settore olistico, dove invece la presenza femminile è maggioritaria per la sua forte predisposizione a esplorare percorsi alternativi e nuovi modi di intendere la salute e il benessere. L'ostacolo più grande è stato però prima di tutto culturale e interiore: imparare a credere fino in fondo nelle mie capacità e capire che avevo tutti gli strumenti per farcela. Per superare questo blocco sono stati fondamentali due elementi, la formazione e il confronto. Ho investito moltissimo nello studio e nella preparazione per costruire una solida autorevolezza sul campo. Il confronto costante, poi, con altre donne mi ha offerto esempi virtuosi e tanta ispirazione.

In Eleusi avete creato “Animantica”, uno Chardonnay che richiede 5 anni di affinamento. Quanto c'è della tua filosofia in questo vino che sa aspettare?

In questo vino c'è molto di me: la mia sensibilità, la visione e la mia profonda passione per la mitologia e l'essere umano. Sia nel nome della cantina, Eleusi (che si ispira ai miti greci legati al ritmo delle stagioni e alla terra) che in quello del vino Animantica c’è un richiamo costante all'idea di un tempo lento, infinito, quasi eterno; un tempo che non va subìto, ma assaporato. È una filosofia che si intreccia molto con la mindfulness, pratica che sto approfondendo e che mette al centro la consapevolezza del presente e la capacità di godere appieno di ogni singolo istante. Animantica unisce queste due dimensioni, l'anima e l'antico. È un vino che richiede cinque anni di affinamento prima di arrivare al calice perché riflette esattamente la capacità di saper attendere, di rispettare i ritmi naturali della terra e di dare a ciò che ha valore il tempo necessario per maturare e rivelarsi al meglio.

Il vino rappresenta l'elemento terra, il radicamento e la materia; lo yoga lavora, invece, sul respiro, l’aria e la fluidità. Come si riequilibrano dentro di te i due ruoli?

Due mondi che non vedo come opposti, anzi, per me sono profondamente connessi e si alimentano a vicenda. Certamente il vino rappresenta la terra, la materia e il radicamento, ma è anche esperienza emotiva e spirituale. Non a caso sulle nostre etichette l'invito è a guardare verso l'alto, verso un cielo stellato, un sollecito a fermarsi, a prendere il tempo per sognare e connettersi con qualcosa di più grande. Allo stesso modo, lo yoga lavora su respiro e fluidità dell'aria, ma non può prescindere da un solido radicamento. Per centrarmi e ritrovare l'equilibrio ho sempre bisogno di tornare al corpo e al contatto con la terra. Materia e spirito, terra e cielo non si escludono, sono due strade complementari per radicarsi nel presente e vivere un'esperienza profonda con se stessi e ciò che ci circonda.

Come è entrato lo yoga nella tua vita e in che modo ha trasformato il tuo approccio alla routine lavorativa e alla cura di te stessa e degli altri?

Lo yoga è entrato nella mia vita perché sono una persona emotiva. In momenti in cui le emozioni diventano intense e si trasformano in ansia o paura, ho scoperto nello yoga uno strumento straordinariamente potente per ritrovare l'equilibrio e gestire ciò che provo. Per me la pratica funziona un po' come un suono o una vibrazione, un richiamo interiore che mi riporta immediatamente al mio centro e fa da alleato nei momenti di disorientamento. La vera trasformazione, però, è avvenuta quando ho iniziato a portare lo yoga fuori dal tappetino, nella vita quotidiana e nella routine lavorativa. Significa imparare a osservare l'ansia quando si presenta, senza giudicarla o lasciarsene travolgere, e usare il respiro per riportarsi al corpo e al momento presente. Quando impari a essere centrata e presente per te stessa, riesci a offrire un ascolto e una cura autentici anche a chi ti sta intorno.

Da dove nasce il nome "Nuvoletta Olistica" e qual è la missione o l'energia principale che cerchi di trasmettere alle persone che seguono le tue pratiche?

"Nuvoletta" era il soprannome che mi dava la mia maestra delle elementari, perché avevo sempre la testa fra le nuvole. Allora non lo capivo, ma oggi è un nome a cui sono affezionata. La nuvola rappresenta la leggerezza, la capacità di elevarsi e, soprattutto, di cambiare e assumere forme sempre diverse. Nella mia vita non ho mai avuto paura di intraprendere strade nuove o di assecondare le mie passioni in chiave evolutiva e la nuvola incarna proprio questa fluidità. È questo il messaggio e l'energia che desidero trasmettere, l'invito ad aprirsi alle proprie sfumature senza giudizio, superando l'idea di dover rimanere bloccati in un'immagine di sé statica e monolitica. Il cambiamento è parte naturale del nostro percorso di crescita. L'aggettivo "olistica" nasce, invece, dalla volontà di non limitarsi a una singola disciplina. Nella mia visione c'è lo yoga, ma ci sono anche il suono, la meditazione e, in futuro, la psicologia. Ognuno di noi ha le proprie sfide personali da affrontare e ognuno ha bisogno del proprio tempo: la mia missione è offrire uno spazio e degli strumenti per accompagnare questa trasformazione con cura, apertura e ascolto.

Con WIN porti la pratica dell'ascolto e dello yoga all'aria aperta. Che valore aggiunto ha portare lo yoga fuori dalla sala e direttamente nella natura del Trentino?

Praticare all'aria aperta ha un'energia davvero unica. Certo, stare all'esterno comporta anche piccoli imprevisti come il prato bagnato o qualche insetto, ma il valore che si ottiene in cambio è inestimabile. Fuori dalla sala i nostri sensi si risvegliano e sono costantemente stimolati, la connessione con la terra sotto di noi e con il cielo sopra la testa diventa immediata, viva, potente. Sulle montagne del Trentino questa sensazione si amplifica grazie a spazi incredibili e a scorci maestosi che donano un senso di pace istantaneo. Ci si ritrova immersi nella vitalità pura della natura, avvolti dai suoni dei ruscelli e dal canto degli uccelli. Questa immersione risveglia una gioia profonda, ricordandoci che non siamo semplici spettatori, ma facciamo integralmente parte di tutto ciò che ci circonda.

Perché far parte di WIN?

Farne parte significa prima di tutto fare rete tra professioniste e dare il giusto valore e visibilità alle competenze femminili. È una realtà che crea connessioni reali e opportunità concrete di condivisione. Un elemento fondamentale è la possibilità di vivere esperienze in natura insieme ad altre persone. Molto spesso le donne rinunciano a fare un'escursione, a praticare all'aperto o a dedicarsi a un'attività nella natura semplicemente perché non hanno qualcuno con cui condividerla. WIN abbatte questa barriera, crea un contesto di socialità sana, protetta e profondamente nutriente, dove la pratica e la connessione con la natura diventano un'occasione per stare bene insieme e supportarsi a vicenda.

Se dovessi dare un consiglio a chi sente il bisogno di rallentare o di cambiare rotta professionale ma non trova il coraggio del primo passo, da dove partire?

Il mio consiglio è di fare comunque il primo passo, anche se minuscolo. Pensare a un salto drastico spesso suscita un senso di vertigine ed è un'opzione poco praticabile nella vita reale; per questo è importante ricordarsi che lo spazio e il tempo per introdurre un piccolo cambiamento ci sono sempre, basta saperli cercare. Non bisogna avere fretta, occorre darsi il tempo di far maturare un progetto alternativo. Nel mio caso, ad esempio, è stato fondamentale il periodo dedicato alla formazione. L'importante è iniziare, muovere quel primo tassello e non rimanere bloccati nella rassegnazione. Servono "passi da bambino". È così che, piano piano, si costruisce il coraggio e la strada per una nuova direzione.

Immagini di Eleonora Merz, foto Eleusi Vigna Sotto al Doss pergola trentina di Maurizio Gjivovich

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