La lezione degli alberi: il tempo dell'attesa e il ritorno all'essenziale
Simonetta Sandri · 3 novembre 2026
Come foglie autunnali sospese sui rami, viviamo nell'incertezza, colmi del timore che un'improvvisa raffica ci faccia vacillare e cadere. La mente umana respinge l'instabilità, ricerca traguardi, piani, obiettivi e certezze. Eppure, proprio in una caduta apparente si cela il nutrimento per una nuova vita. La natura stessa lo insegna. Allora, dobbiamo forse pensare come un albero?
Guardando dalle finestre in giorni che ricordano passati drammi storici, dove ogni guerra e tragedia è a portata di un veloce clic, ci scopriamo vulnerabili di fronte a un nemico a volte, se non spesso, invisibile. Durante l’epidemia di Covid, che pare già così lontana, avevamo assistito inermi all'addio silenzioso di una generazione che ci aveva regalato la libertà, senza nemmeno la consolazione di un'ultima carezza o di un ultimo sguardo. Quegli eredi che il mio caro amico street artist Maupal - al secolo Mauro Palllotta - tanto cercava.
Oggi il caldo ha riservato destini analoghi. Diventiamo così i testimoni diretti di una nuova storia, chiamata a riscoprire il coraggio, la responsabilità e la pazienza attraverso i gesti più semplici: dalla lettura di un libro a una passeggiata nei boschi, senza parlare e solo ascoltando il fruscio delle fronde. Fino al recupero dei legami affettivi. Il solo che conta.
All’epoca della pandemia, nelle città silenziose e nei quartieri deserti, l'assenza del caos e del rumore avevano rivelato un forte paradosso: la tragedia umana restituiva respiro alla natura. L'ambiente si era riappropriato dei suoi spazi e aveva dimostrato di poter proseguire anche senza di noi. Questo stop forzato ci aveva congelato nel tempo per farci comprendere l'importanza dell'essenziale, ricordandoci che la velocità, la fretta, la corsa e l'accumulo materiale non costituiscono un valore reale. Lo avremo compreso?
In questo presente continuo, la cultura, la natura e la ricerca interiore diventano gli strumenti principali per orientarsi. L'isolamento costringe ciascuno al confronto con se stesso, aiutando a selezionare ciò che conta davvero e a eliminare il superfluo.
Nel silenzio e nei bagni di foresta, di cui abbiamo parlato. Camminando.
L'insegnamento degli alberi
Per superare la tempesta occorre imparare dagli alberi, simboli di presenza e stabilità spirituale, d’altra parte queste creature meravigliose sono usate dall’uomo come metro di paragone di qualità particolari: si può essere forti come una quercia, flessibili come un bambù, dritti come un pino, saggio e generosi come un olivo, nobili e solitari come un cipresso... E poi abitano il nostro pianeta da circa quattrocento milioni di anni e per sopravvivere hanno dovuto imparare a coesistere con altre specie e sviluppare un modo più saggio del nostro per vivere pacificamente.
Gli alberi conoscono la nostra anima e, come ricordava Victor Hugo, sono simbolo di per sé di presenza, affiancano la nostra vita spirituale. Stanno, svettano, guardano verso il cielo a esso tendendo i rami a volte stanchi ma imperturbabili, con speranza, con devozione, con rispetto al bianco delle nuvole. Stanno. Semplicemente stanno. La presenza è un atto che impegna, una reale presa di coscienza del mondo, che ci lega di fatto al presente. È l’abolizione di ogni distanza tra sé stessi e il mondo, il che non fa sorprendere, dunque, che l’albero accompagni tanto spesso il nostro cammino spirituale.
Nulla è più vicino al mondo di un albero, che ne sposa i contorni fino a fondersi con esso e a trasformarlo. Lui, sensibile all’astro solare, alla luna e alle profondità terrestri, dal movimento posato e sobrio. Bello, essenziale, elegante, educato, onesto, sobrio, silenzioso, lento, perché capace di prendersi il proprio tempo. Amico.
Scrigno di ricordi e memorie, paziente, sensibile alle stagioni, alle fluttuazioni quotidiane della luce, si lascia guidare da una temporalità cosmica di cui incarna una clessidra vivente. L’albero ci fornisce l’ora intima del mondo, pulsante, vivente, scalpitante, lucente, stabilmente meraviglioso, meravigliosamente grande. Una lucciola nel buio.
Equilibrato e deciso, capace di trovare risorse nella scarsità, alleato sincero e solidale, perché con le sue radici intercomunicanti dona nutrimento alla vegetazione che gli chiede aiuto, con la sua ombra protegge quelle piantine che hanno bisogno di difendersi dalla luce. Ricco, ma solo della sua linfa e della sua forza, noncurante del superfluo, diverso nella coabitazione con le altre specie, decentrato perché senza organi interni, interamente proiettato verso l’esterno. Lui per noi, lui per loro. Un tutt’uno. Sensibile al cosmo. Ramificato, con la sua immensa capacità di abbracciare il mondo, profondendogli energia.
L’albero si fonde con il proprio ambiente, cresce in esso e con esso, l’uno il prolungamento dell’altro, difficili da dissociare. Gli alberi hanno talmente afferrato il mondo che non ne sono più separabili. Le loro radici varcano confini di giardini, città e Paesi, senza barriere.
L’albero svetta, nei campi, nelle pianure e sui dirupi, lungo le rive dei fiumi e nelle oasi dei deserti. Si adatta e cresce, sopravvive contemplativo, guardando solo verso il cielo azzurro e, a volte, con qualche nube di panna. Rivolto all’infinito e verso di esso.
L’albero si piega ma non si spezza. O almeno ci prova. In armonia sostanziale con l’universo, come un accordo sinfonico che concorre al disegno di uno spartito quasi metafisico dal suono tintinnante dolce e sottile. Come un acquerello delicato.
L’albero trattiene il nostro sguardo perduto, ci calma e culla nelle tempeste più violente. Energia pura. Fluido, sospeso al suo divenire, si rinnova ogni anno, muore e rinasce all’arrivo di ogni stagione. Cambia pelle. Spostato dall’uomo in ambienti a lui non congeniti, fa la conoscenza dei nuovi vicini, quelli non scelti da lui ma con i quali saprà trovare nuove occasioni di condivisione, ricomponendo una sua comunità. Connesso, perché come diceva il biologo Alan Rayner, un albero non è mai solo. Simbiotico.
Un piccolo memo, allora?
- Radicamento e presenza: Gli alberi non fuggono; semplicemente stanno. Radicati, con fermezza, a terra e rivolti verso il cielo, vivono il presente senza frapporre distanze tra sé e il mondo. Restano.
- Temporalità cosmica: Custodi della memoria, scandiscono il tempo attraverso le stagioni e sanno adattarsi ai mutamenti della luce e del clima con pazienza. Riparano e proteggono.
- Solidarietà e connessione: Attraverso le radici sanno scambiarsi nutrimento e offrire protezione alle piante più deboli. Non vivono mai in modo isolato, ma creano comunità simbiotiche. Sono connessi e si aiutano a vicenda (Stefano Mancuso docet). Uniscono.
- Resilienza: Capaci di crescere ovunque - nelle pianure come sui dirupi - si piegano al vento senza spezzarsi, rinnovandosi a ogni ciclo stagionale. Resistono.
Trovare l'armonia con il mondo significa allora fare propria la natura dell'albero: imparare la lentezza, accettare il cambiamento e ritrovare la forza nella propria essenza per guardare al futuro con rinnovata consapevolezza. Stare.
L’albero, questo tutto. Libertà, resilienza, adattamento, cambiamento, paura, coraggio, responsabilità, solidarietà, amicizia, resistenza, pazienza, attesa. Mindfulness.
Dobbiamo essere albero, mi dico e mi ridico, un saggio insegnamento atavico che vale sempre ma che oggi sembra sempre più fondamentale. Senz alcun dubbio.
PS - Vi consiglio la lettura del libro di Jacques Tassin, Penser comme un arbre. Se non leggete il francese, ci sono anche i tradotti Agire e pensare come un albero, di Carine Marcombe o Come sono diventata un albero. Una canzone d’amore, di Sumana Roy.
Immagine in evidenza Jonathan Foster, pexels
CERCA LE ESPERIENZE DI WOMEN IN NATURE
Altri articoli
- Trame di futuro: AquiLANA , l’impresa di Valeria Gallese tra sostenibilità e territorio
Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra borghi medievali come Santo Stefano di Sessanio e le secolari vie della transumanza, c’è AquiLANA, un progetto d'impresa etica e sostenibile creato da Valeria Gallese per trasformare un materiale considerato "scarto" in un'eccellenza tessile locale e internazionale. Non un semplice lavoro, ma una vera e propria scelta di vita e di condivisione. - Passo dopo passo nel cuore dell’Appennino: la magia del Cammino del Gran Sasso
Ci sono luoghi dove la terra sembra parlare a voce alta e la montagna non è soltanto un paesaggio, ma una presenza viva. Il Cammino del Gran Sasso è una di queste rarità: un itinerario ad anello che abbraccia l’imponente "Sua Maestà" il Gran Sasso d’Italia, conducendo il camminatore attraverso altopiani sconfinati, borghi medievali arrampicati sulla roccia e antiche tradizioni pastorali - Eleonora Merz, lasciare il posto fisso per seguire il proprio sogno
C’è un momento in cui la sicurezza smette di essere un rifugio e inizia a somigliare a una gabbia. Per decenni ci hanno insegnato che il "posto fisso" è il traguardo supremo, la conquista definitiva, la promessa di una tranquillità incrollabile. Ma cosa succede quando quel mito entra in corto circuito con la voglia di realizzarsi davvero? - WIN - Women in Nature e le sue (altre) Ambassador
WIN - Women in Nature, nato per celebrare, connettere e valorizzare le donne che vivono la montagna e la natura con passione, determinazione e rispetto, ha le sue Ambassador. - WIN - Women in Nature e le sue Ambassador
WIN - Women in Nature, nato per celebrare, connettere e valorizzare le donne che vivono la montagna e la natura con passione, determinazione e rispetto, ha le sue Ambassador. - Attraversare la bellezza: il valore dei cammini - Oropa
Il cammino non è una semplice camminata, ma una forma di meditazione in movimento.