WIN - Women in Nature e le sue (altre) Ambassador
Simonetta Sandri · 6 ottobre 2026
WIN - Women in Nature, nato per celebrare, connettere e valorizzare le donne che vivono la montagna e la natura con passione, determinazione e rispetto, ha le sue Ambassador.
Attraverso la loro voce e le loro storie, WIN collabora con LaMunt (dal ladino La Munt, "la montagna" ) - un brand pensato esclusivamente da donne per le donne -, per portare al centro del racconto un'idea di outdoor inclusiva, autentica e consapevole.
Con esse, vogliamo raccontare la montagna attraverso uno sguardo femminile libero da stereotipi, creando una rete di supporto e condivisione per tutte le appassionate d'aria aperta e promuovere un approccio alla natura attento e responsabile.
Le Ambassador "Women in Nature × LaMunt” sono guide, atlete, narratrici, sognatrici e camminatrici: donne diverse tra loro ma unite dalla stessa chiamata della natura, pronte a ispirare chiunque desideri mettersi in cammino.
Dopo le prime tre (Eleonora ORLER, Chiara VERONESE e Francesca MOR), ne abbiamo incontrate altre due, Francesca Toti e Alessia Soppelsa.
Francesca TOTI, la montagna è la mia vita
Francesca è una professionista della montagna a 360 gradi, figura di riferimento nel territorio dell'Aprica (SO) e imprenditrice nel settore del turismo sportivo e montano.
Dal 2015 co-fonda e dirige una scuola di sci e uno sci club associato in Aprica. Si occupa sia della gestione organizzativa e strategica della struttura che del coordinamento dello staff dei maestri e degli allenatori focalizzati sulla crescita tecnica e personale dei giovani atleti. Accompagnatrice di Media Montagna, guida gli appassionati alla scoperta dell'ambiente naturale, trasmettendo la cultura, la fauna e le tradizioni della Valtellina.
Come nasce la tua passione per le terre alte e qual è stato il percorso che ti ha portata ad abilitarti come Maestra di Sci e Accompagnatrice di Media Montagna?
Sono ligure di origine - e difendo ferocemente le mie radici -, lombarda d'adozione, sposata qui ad Aprica e con due bambini che stanno crescendo in montagna. La mia passione nasce in famiglia, grazie ai miei genitori che mi hanno trasmesso l'amore per la quota: sono cresciuta tra Liguria e Veneto, muovendo i passi sugli sci a Cerreto Laghi e affrontando i primi sentieri, le ferrate e le pareti di roccia con papà tra il Trentino e l'Emilia.
Nel 2009, è iniziato il mio percorso formativo con l'abilitazione a Maestra di sci. Ho lavorato per qualche stagione a St. Moritz, in Svizzera, per poi approdare un po' per caso in Lombardia, al Passo dell'Aprica. È lì che ho conosciuto mio marito - anche lui maestro di sci, fotografo naturalista e apicoltore - e da quel momento non mi sono più spostata e condivido con lui passeggiate, attività e amore per la montagna, anche con escursioni organizzate nel parco dello Stelvio e dell’Adamello, alla scoperta della fauna locale.
Nel 2015, con Virginia, la mia spalla in questa avventura, mio marito e un altro ragazzo, abbiamo deciso di rilevare una scuola di sci che stava chiudendo, per darle nuova vita. Siamo partiti in tre, i maestri da dieci sono diventati 37. Oggi siamo cinque soci, fra cui il presidente AMSI nazionale e un maestro di snowboard ed è a tutti gli effetti una realtà ricreata da zero. Nel tempo ho continuato a formarmi, completando il corso da Direttore di Scuola di Sci e consolidando la mia figura in montagna con l'abilitazione ad Accompagnatrice di Media Montagna.
Guardando indietro a quei primi passi, quali sono state le sfide per affermarvi?
Entrare in un mondo ancora fortemente maschile non è stato semplice. Farmi strada come direttrice donna ha richiesto doppia fatica, soprattutto all'inizio: quando sei donna e non sei "del posto" - pur fiera delle mie origini, so che per certi versi non lo sarò mai - la credibilità devi costruirtela da zero, sul campo. Devi farti prendere sul serio e imporre la tua voce per farti ascoltare, imparando però a non prenderti troppo sul serio. La concorrenza c’era e c’è, ma i fatti parlano chiaro: siamo ancora qua e continuiamo a crescere.
Oggi contiamo 37 maestri, tutti coesi sotto la stessa identità grafica: abbiamo studiato un logo dedicato e nuove divise, arancio e blu per gli uomini e blu e fucsia per le donne. Il fucsia in pista si nota, ma la presenza femminile legata a tale colore è ancora in minoranza, anche se le cose stanno lentamente cambiando.
Perché ci sono ancora poche donne in questo settore? Molte ragazze abbandonano nell'età adolescenziale: il percorso di formazione richiede allenamenti continui e costanti, mentre la vita di città offre più distrazioni. Nonostante ciò, il numero delle maestre sta salendo. Un segnale positivo arriva anche dal mondo degli Accompagnatori di Media Montagna: nel mio corso, su 27 partecipanti, 11 eravamo donne. Un dato in crescita che fa ben sperare per il futuro.
Essere Accompagnatrice di Media Montagna ti permette di vivere e far vivere il territorio tutto l'anno. Quando la svolta e come concili stagione estiva e invernale?
In realtà sono arrivata ad abilitarmi come Accompagnatrice di Media Montagna un po' più tardi rispetto ad altre esperienze. Come dicevo, da ragazza andavo sempre in montagna con mio padre, poi per un periodo avevo smesso, fino a quando non ho ricominciato a frequentare i sentieri insieme a mio marito. La vera svolta è arrivata grazie a una persona speciale che mi ha presa per mano e mi ha insegnato tantissimo: Paolo, una guida alpina che oggi è anche il padrino del mio secondo figlio. È stato lui a spingermi a frequentare il corso, perché mi conosceva a fondo e vedeva in me un potenziale che aveva ragione di essere valorizzato. I fatti avrebbero confermato questa sua intuizione.
Per me l'estate e l'inverno sono due mondi complementari che si bilanciano perfettamente: durante la stagione fredda il mio focus principale è però sulla neve, lavorando a tempo pieno come Maestra e Direttrice della scuola di sci; l'estate, invece, diventa il momento ideale per dedicarmi completamente all'accompagnamento e all'escursionismo, permettendomi di far vivere il territorio in tutta la sua bellezza e continuità durante l'anno.
L’Aprica vanta una forte tradizione turistica. Come collaborate con gli operatori locali e le istituzioni per promuovere la montagna in modo sostenibile e attivo?
È un tema delicato. Io sono "scappata" dalle logiche puramente commerciali dell'agenzia in cui lavoravo e dal turismo fatto di bandierine da piantare o adesivi da attaccare: quando entro su un sentiero, preferisco farlo quasi in silenzio. La mia filosofia è far conoscere le valli e non far collezionare cime, con la consapevolezza che la montagna va compresa e rispettata prima ancora di essere vissuta. E per conoscerla davvero serve un atteggiamento pulito. Per me è una questione quasi sacra: quando andiamo in montagna calpestiamo un terreno che non è nostro, mentre oggi si tende a considerare tutto a propria immediata disposizione, spesso a causa di un certo tipo di narrazione turistica e dell'impatto esasperato dei social e di internet. Per questo mi capita frequentemente di dire di "no" a richieste figlie di tale frenesia, orientando la promozione del territorio verso un'esperienza più vera e consapevole. Preferisco lavorare con piccoli gruppi che scelgono di venire per ascoltare, imparare e vivere la montagna con il passo e il rispetto che merita.
Oggi la montagna affronta grandi sfide, dai cambiamenti climatici ai nuovi turisti. Come farvi fronte?
Sento una forte responsabilità, anche pensando ai miei figli e al fatto che dobbiamo aiutarli a vedere e vivere ciò che fra poco rischia di non esserci più. Purtroppo oggi si assiste spesso a un approccio superficiale: persone che salgono con le scarpe da ginnastica, che richiedono poi l’intervento degli elicotteri, un turismo "usa e getta" che rischia di svilire la montagna. Il mio modo per adattarmi e garantire un futuro a questo lavoro è andare in controtendenza, provando a creare noi stessi un nuovo mercato. Ho lasciato le logiche delle agenzie per proporre un'esperienza più naturale e autentica. Per me la vera importanza va data a silenzio e isolamento. Ricordo un'esperienza emblematica ad un piccolo rifugio: 16-18 posti, con pochissimi servizi e senza acqua corrente. Tra i ragazzi che accompagnavo, un paio all'inizio erano perplessi, ho cercato di far loro capire dove si trovavano, di fronte a cieli stellati incredibili che non si vedono da nessun'altra parte. È spesso faticoso conciliare la mia visione con le richieste di un turismo frenetico, ma voglio continuare a crederci e a investire in chi la pensa come me, per trasmettere che la montagna si rispetta, non si consuma.
Qual è il consiglio più importante che daresti a una donna che desidera trasformare la passione per la montagna in un'attività imprenditoriale di successo?
Di farlo rimanendo sempre fedele ai propri valori, senza lasciarsi mai snaturare dall'ambiente umano circostante. Trasformare una passione in un'impresa richiede tenacia, ma il vero successo sta nel costruire una realtà che rispecchi chi sei davvero, difendendo la propria visione e autenticità anche quando il contesto rema contro.
Perché WIN e come vi porti la tua esperienza?
Ho scelto WIN perché condivide una visione diversa della montagna, lontana dalle dinamiche del turismo di massa. È una realtà che apre, accoglie e funziona da freno consapevole di fronte alla tentazione di omologarsi o di rincorrere i grandi numeri a tutti i costi. Vi porto tutta la mia esperienza sul campo: la tenacia di chi ha ricreato da zero una scuola di sci, la sensibilità di chi accompagna sui sentieri e la fermezza nel difendere un approccio di nicchia, autentico e rispettoso. La mia storia può dimostrare che è possibile fare impresa in montagna ponendo al centro i valori, la qualità dell'esperienza e la tutela del territorio, creando un modello sostenibile e coerente con la vera anima delle terre alte.
Alessia SOPPELSA: le “Dolomiti con Alessia”
Accompagnatrice di Media Montagna e maestra di sci professionista operante nel cuore delle Dolomiti, attraverso la sua piattaforma "Dolomiti con Alessia", promuove un approccio autentico e su misura per esplorare la montagna e viverla in ogni stagione.
Un'Accompagnatrice di Media Montagna è una professionista qualificata che accompagna persone e gruppi alla scoperta dell'ambiente montano in sicurezza. Non è solo una guida lungo un sentiero: condivide il territorio, la sua storia, la natura e le tradizioni locali, trasformando ogni escursione in un'esperienza autentica, coinvolgente e adatta al livello dei partecipanti. Con la qualifica aggiuntiva International Mountain Leader - che Alessia ha ottenuto nel 2026 - si può accompagnare le persone su terreno innevato con ciaspole e ramponcini e poter esercitare la professione anche al di fuori dei confini italiani. Come Maestra di Sci, Alessia offre lezioni per tutti i livelli e organizza ski tour guidati nei più celebri comprensori dolomitici. Sia d’estate che d’inverno, organizza camminate incentrate su storia (come le trincee della Prima Guerra Mondiale), geologia e natura, basi dell'orientamento nei boschi oltre che uscite fotografiche dedicate ad albe, tramonti e foliage e trekking di più giorni. Le abbiamo fatto alcune domande.
Come nasce la tua passione per le Dolomiti e qual è stato il percorso che ti ha portata a diventare sia Maestra di Sci che Accompagnatrice di Media Montagna?
La mia passione per le Dolomiti è nata attorno ai tre anni, dalle mie uscite in montagna sulle spalle di mamma Ilde e di papà Sergio: mi portavano in montagna e piano piano facevo delle escursioni sempre più lunghe. C’è da dire che tra gli 8 e i 10 anni qualche volta piangevo perché non capivo il senso di tutta quella fatica per arrivare in cima…Poi, qualcosa è cambiato. Mio papà mi ha portato sulle montagne più alte del Veneto come Monte Civetta, Monte Pelmo, Monte Antelao e molte altre e ho capito che la montagna regala qualcosa che bisogna sentire dentro e fuori: emozioni che ti fanno crescere e ti donano anche tempo per meditare, che non è scontato al giorno d’oggi. Fin dalle scuole medie, il mio più grande sogno era diventare maestra di sci, ciò si è avverato nel 2023 con sacrifici e l’aiuto di mio zio Roberto, maestro di sci, per prepararmi per le selezioni. Visto che il mio carattere mi porta a non accontentarmi mai, l’anno scorso ho pensato che avrei dovuto trasformare anche la mia passione per le escursioni e i trekking in qualcosa di più: sono così diventata Accompagnatrice di Media Montagna.
Proponi un approccio personalizzato: qual è la filosofia che guida le tue attività?
Voglio proporre ciò che si allinea con le mie passioni, in quanto credo che le persone che scelgono di sciare o camminare assieme a me debbano avere dei valori simili ai miei per godersi al meglio ciò che cerco di trasmettere. Mi piace l’idea che le persone possano staccare dalla vita quotidiana ma mantenendo sempre il proprio ‘ritmo’, che si può tradurre con il proprio passo, il proprio modo di vedere le cose ma anche di imparare dagli altri e dando l’opportunità di aprirci a nuove esperienze e punti di vista. Cerco di raccontare ciò che ho attorno con i miei occhi, che sono quelli di una persona che ama le montagne ma che cerca anche di far capire la loro storia e come possiamo viverle al meglio rispettandole. L’obiettivo finale è quello di essere felici, contenti e grati per ciò che si ha attorno, per ciò che si impara o si insegna agli altri, e per ciò che possiamo fare per migliorarci e per vivere serenamente dedicandoci un po’ di tempo.
In inverno ti dividi tra l'insegnamento della tecnica e l'accompagnamento negli Ski Tour tra le vette dolomitiche: quali sono mete o percorsi che ami di più far scoprire?
In inverno, oltre ad insegnare la tecnica dello sci alpino, mi piace molto guidare le persone sugli Ski Tour che il Dolomiti Superski ci offre. Il più conosciuto è il giro sciistico del Sellaronda che si può fare in entrambi i sensi, orario ed antiorario: offre viste pazzesche sulle valli e sulle montagne ed è per questo che è anche molto frequentato. Ciò che mi piace far scoprire sono soprattutto gli Ski Tour meno conosciuti, un po’ come in estate mi piace guidare le persone nei posti più selvaggi delle Dolomiti. Con gli sciatori più esperti amo fare il giro sciistico della Grande Guerra, che attraversa Alleghe, Selva di Cadore, Passo Giau, Lagazuoi, San Cassiano, Corvara, Arabba e Marmolada: oltre all’aspetto panoramico, mi piace raccontare gli eventi della Grande Guerra e far capire alle persone ciò che è successo in queste valli. Uno dei miei Tour preferiti è quello del comprensorio sciistico di Alleghe, Val di Zoldo e Selva di Cadore. Sciando ai piedi del Monte Civetta e con una vista spettacolare sul Monte Pelmo, ci si può divertire imparando qualcosa di nuovo sulle piste e sulle diverse valli che si vedono. Mi piace perché sono le piste di casa e sono posti che amo da sempre, ai piedi della mia montagna preferita, il Monte Civetta.
Le tue uscite spaziano dalla storia della Prima Guerra Mondiale al foliage e alla didattica sull'orientamento. Ce ne parli?
Le escursioni estive e autunnali mirano a coinvolgere e appassionare i partecipanti, sapendo valorizzare i grandi panorami ma anche gli elementi apparentemente semplici, come il bosco. Grazie al corso da Accompagnatore di Media Montagna, il mio approccio guida a interpretare e spiegare ogni dettaglio dell'ambiente naturale, mettendolo in relazione con la vita quotidiana. La narrazione del territorio e della storia si adatta a ogni tipo di pubblico (grandi e più piccoli), stimolando curiosità e passione per l'ambiente circostante. Nel raccontare eventi come la Prima Guerra Mondiale, la priorità non è certo l'elenco di date, ma far immedesimare le persone nella vita quotidiana dell'epoca per far loro "vivere" direttamente quel preciso momento storico.
L'afflusso turistico sulle Dolomiti è sempre più importante. In che modo cerchi di trasmettere un approccio al territorio che sia rispettoso, consapevole e sostenibile?
Per fortuna o purtroppo, l’afflusso sulle Dolomiti cresce continuamente: “per fortuna” perché crea lavoro nel terziario e dà la possibilità a molte persone di vivere e scoprire questo patrimonio dell’Unesco, “purtroppo” perché ne derivano anche conseguenze come il peggioramento della vita dei residenti nei periodi di alta stagione, l’affollamento nelle zone di maggiore interesse con impatti su fauna e flora locale e molti altri problemi. L'obiettivo è offrire attività lontane dai circuiti turistici di massa resi popolari dai social, per far riscoprire il vero significato del camminare in montagna in modo consapevole. Dove vivo io, in Agordino, abbiamo la fortuna di essere circondati da posti ancora sconosciuti: voglio condividerne la bellezza insegnando come rispettare la natura e scegliendo il sentiero meno battuto, in tutti i sensi. Rendere le persone consapevoli aiuta anche a cambiare l’approccio che si ha verso la montagna, tutelandola.
Com'è nata l’idea di creare esperienze per le donne e quali dinamiche si creano in questi gruppi durante le uscite outdoor?
L'idea è nata dalla mia esperienza personale: da ragazza volevo fare trekking e passare notti in tenda, ma non trovavo amiche con cui condividere questa passione. Oggi molte donne vivono la stessa situazione. Per questo ho creato attività dedicate a loro, una realtà che cresce sempre di più grazie a Donne di Montagna e Women In Nature. In questi gruppi si crea subito un'atmosfera rilassata e di grande intesa, come se ci si conoscesse da sempre. C'è chi cerca serenità, chi nuove amicizie o un ambiente di supporto in cui imparare. Il punto di forza è il sostegno reciproco: l'obiettivo non è raggiungere la cima a tutti i costi, ma godersi il percorso, la natura e il momento presente insieme.
Hai riscontrato differenze nelle motivazioni che spingono le donne ad avvicinarsi alla montagna oggi? Che cosa cercano principalmente quando si affidano a te?
Quando le donne si affidano a me per un’escursione, cercano un atmosfera rilassata dove non mettere al primo posto la performance, ma se stesse. Cercano supporto, nuove amicizie, un gruppo in cui sanno di non essere lasciate indietro. Cercano attività ed esperienze per dedicarsi del tempo avendo la sicurezza di essere parte di qualcosa in cui c’è sostegno reciproco, o dove poter parlare del più e del meno senza vergognarsi. Molte donne si avvicinano alla montagna per staccare dalla routine quotidiana, per provare qualcosa di diverso o perché, semplicemente, hanno questa passione e vogliono condividerla. Molte vogliono dedicarsi più tempo, scoprire qualcosa di nuovo e magari solo rilassarsi. Ciò che probabilmente le accomuna è la voglia di ascoltarsi, facendo parte di un gruppo che ha simili motivazioni e valori.
Il momento più gratificante che ti ha regalato questo lavoro? Prossimi progetti?
Il momento più gratificante è quello in cui vedo sorridere le persone che stanno vivendo un’esperienza assieme a me: può sembrare un’affermazione scontata o stupida, ma quando le persone sono con me e spontaneamente sorridono per ciò che gli sto dicendo, per un’idea condivisa, o semplicemente per il panorama che ci troviamo davanti, fanno sorridere anche me. Vedere le persone felici, mi rende felice. Il ricordo più bello di ogni uscita e sciata è quello in cui capisco che le persone sono grate e felici dell’esperienza.
Quanto ai progetti futuri, penserò a nuove idee, ma non farò mancare l’autenticità e la voglia di scoprire qualcosa di nuovo: mi piacerebbe dare la possibilità anche alle persone residenti qui in provincia di Belluno di scoprire qualcosa di nuovo sul nostro territorio ma anche su gite fuori porta. Chissà, magari poi qualche escursione in più nei posti che mi sono rimasti nel cuore tra Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
Perché WIN?
Ho scelto WIN perché, oltre ad avere un team dinamico e professionale che mi ha aiutato a trasformare delle idee in realtà, voglio dare la possibilità alle donne di poter vivere delle esperienze indimenticabili non avendo paura di rimanere indietro o da sole. WIN offre ciò che io non sono riuscita a trovare quando ero più piccola, ovvero un gruppo con cui condividere escursioni, attività e molto altro assieme ad altre donne. WIN mette al primo posto la persona e non la performance, valore non da sottovalutare.
Immagine in evidenza Francesca Toti - Wild Alps
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