WIN - Women in Nature e le sue Ambassador

Simonetta Sandri · 29 settembre 2026

WIN - Women in Nature, nato per celebrare, connettere e valorizzare le donne che vivono la montagna e la natura con passione, determinazione e rispetto, ha le sue Ambassador.

Attraverso la loro voce e le loro storie, WIN collabora con LaMunt (dal ladino La Munt, "la montagna" ) - un brand pensato esclusivamente da donne per le donne -, per portare al centro del racconto un'idea di outdoor inclusiva, autentica e consapevole.

Non si tratta solo di performance sportive, ma di una condivisione profonda di valori:

Le Ambassador "Women in Nature × LaMunt” sono guide, atlete, narratrici, sognatrici e camminatrici: donne diverse tra loro ma unite dalla stessa chiamata della natura, pronte a ispirare chiunque desideri mettersi in cammino. Le abbiamo incontrate.

Eleonora Orler, dalla corsa alla sensibilità clinica

Massoterapista, istruttrice di Pilates e di orienteering oltre che professionista della Clinica del Running, ama la montagna, lo sport e la natura, che rappresentano una fonte continua di ispirazione sia nella vita che nel lavoro. Il suo percorso unisce un'articolata formazione teorico-pratica (manipolazioni osteopatiche, taping propriocettivo e gestione degli infortuni acuti) a un'esperienza sul campo ad alto livello, maturata con la Squadra Nazionale Junior di Sci Nordico (per la F.I.S.I.) e in note manifestazioni podistiche e ciclistiche (come Primiero Dolomiti Marathon, Granfondo Sportful, Granfondo Pinarello). Affianca alla preparazione atletica e all'ottimizzazione della performance (con una spiccata competenza nell'analisi della biomeccanica della corsa e della prevenzione degli infortuni) una sensibilità clinica rivolta all'ambito oncologico, specializzandosi nella riabilitazione post-mastectomia e nel trattamento del linfedema.

La tua passione è aiutare le persone a stare meglio attraverso il movimento, il trattamento manuale e uno stile di vita attivo. Come lo fai quotidianamente?

Credo che aiutare una persona a stare bene significhi prima di tutto imparare ad ascoltarla. Ogni corpo è diverso e anche lo stesso problema può avere origini e necessità differenti, oltre che diverse soluzioni. Nel mio lavoro cerco quindi di integrare diversi strumenti: il trattamento manuale, il movimento, il Pilates, il lavoro sulla consapevolezza del corpo e, quando possibile, uno stile di vita più attivo. Mi piace accompagnare le persone non solo nel momento in cui hanno un dolore o una difficoltà, ma anche nel percorso che viene dopo: capire il proprio corpo, imparare a muoversi meglio e trovare strategie che possano diventare parte della quotidianità. È anche il motivo per cui continuo a cercare nuove strade. Quest'anno, ad esempio, sto introducendo Linfit, un percorso che integra movimento, respirazione diaframmatica e pratiche di automassaggio linfodrenante. Un modo per lavorare ancor di più sul rapporto tra movimento e benessere femminile. In fondo, il mio obiettivo è sempre lo stesso: aiutare una persona a sentirsi più consapevole, più libera e sicura nel proprio corpo.

Durante l’esperienza con la Nazionale Junior di Sci Nordico e in grandi manifestazioni sportive, quali sono state le sfide nella gestione della prevenzione e nel recupero degli atleti tra una gara e l'altra? Differenze uomo - donna?

Lavorare nello sport ad alto livello mi ha insegnato soprattutto che non esiste una soluzione uguale per tutti. Quando hai poco tempo tra una gara e l'altra devi saper ascoltare molto bene l'atleta e capire di cosa ha realmente bisogno in quel momento. A volte serve lavorare sulla muscolatura, altre volte favorire il recupero, altre ancora semplicemente aiutare l'atleta a percepire meglio il proprio corpo e arrivare alla gara successiva nelle condizioni migliori possibili. Con le donne ho imparato anche quanto sia importante considerare la persona nella sua globalità. Ci sono aspetti fisiologici e momenti della vita che possono influenzare il modo in cui una donna vive il movimento, l'allenamento e il recupero. Per questo credo sia importante superare l'idea di un approccio standardizzato. L'esperienza nello sport mi ha insegnato quindi ad adattare continuamente il mio intervento: osservare, ascoltare e modificare il lavoro in base alla persona che ho davanti.

Tra orienteering, contatto con la natura e percorsi di cura delicati, quale messaggio vuoi trasmettere ai tuoi pazienti per aiutarli a ritrovare la fiducia nel proprio corpo?

Credo che la fiducia nel proprio corpo si costruisca un passo alla volta. Quando una persona attraversa un periodo difficile, ha dolore o deve affrontare un percorso delicato, può succedere che inizi a percepire il proprio corpo come qualcosa da cui proteggersi. Io cerco invece di accompagnarla a riscoprirlo come qualcosa con cui tornare a fare squadra. Il movimento può essere uno strumento importante proprio per questo: non necessariamente deve essere intenso o performante. Può essere una camminata, un esercizio, un respiro consapevole, una piccola conquista. L'orienteering e la montagna mi hanno insegnato molto in questo senso: devi imparare a leggere quello che hai intorno, scegliere la direzione, adattarti al terreno e continuare a procedere. È un po' quello che cerco di trasmettere anche nel mio lavoro: non dobbiamo sempre avere tutto sotto controllo. Possiamo imparare ad ascoltarci, fare un passo alla volta e tornare a fidarci del nostro corpo.

Come la natura cura?

Non parlerei della natura come di una cura in senso medico. Per me è piuttosto una grande risorsa di benessere. Quando sono in montagna mi accorgo di quanto sia più facile rallentare, respirare, ascoltare quello che sento e lasciare per un po' fuori tutto il resto. Il movimento diventa spontaneo e anche la percezione del corpo cambia. Credo che sia proprio questa la sua forza: la natura ci riporta a una dimensione più semplice e ci permette di dedicarci del tempo. E penso che per una donna questo possa essere particolarmente importante. Siamo abituate a prenderci cura di tante persone e cose, mentre trovare uno spazio per noi diventa quasi un lusso. Per me stare in natura significa anche questo: ricordarmi che prendermi cura di me non è tempo perso. È una delle ragioni per cui mi piace l'idea di unire il mio lavoro al mondo outdoor, anche attraverso WIN.

Il tuo percorso spazia dalla preparazione atletica alla riabilitazione post-mastectomia e al trattamento del linfedema: come è nata l’attenzione per l'ambito oncologico e come si coniuga con il mondo dello sport?

Il percorso nell'ambito oncologico mi ha portato a confrontarmi con una dimensione del corpo molto diversa da quella dello sport, ma allo stesso tempo ho scoperto che esiste un punto di incontro molto forte.

Nello sport lavoriamo per migliorare una capacità, recuperare da un infortunio, tornare a fare quello che amiamo. In un percorso oncologico, soprattutto dopo un intervento come una mastectomia, il significato del movimento può essere diverso, ma il principio di fondo rimane: recuperare funzionalità, consapevolezza e fiducia nel proprio corpo. Anche il lavoro sul sistema linfatico mi ha portato a sviluppare sempre più interesse verso il movimento come strumento di prevenzione e di benessere quotidiano. In questo percorso si inserisce anche Linfit, che integra esercizio, respirazione diaframmatica e automassaggio linfodrenante. Naturalmente Linfit non sostituisce un percorso clinico quando questo è necessario: lo considero uno strumento di movimento e consapevolezza che si inserisce nel mio lavoro sul benessere femminile. Per me, quindi, sport e oncologia non sono due mondi così lontani. In entrambi c'è una persona che deve imparare, o reimparare, ad avere fiducia nelle proprie possibilità.

Perché WIN e come vi porti la tua esperienza?

WIN mi ha colpito perché mette insieme tante cose che fanno già parte della mia vita e del mio lavoro: le donne, il movimento, il benessere e soprattutto la natura.

Mi piace l'idea di poter creare esperienze in cui una donna non debba essere necessariamente una sportiva o avere una particolare preparazione. Può semplicemente avere voglia di stare bene, muoversi, respirare e vivere la montagna in modo diverso. WIN nasce proprio con l'idea di offrire esperienze guidate da professioniste, in piccoli gruppi e senza competizione. Io porto la mia esperienza nel movimento, nel Pilates, nello sport e nel lavoro sul corpo, ma anche quella parte più clinica e di ascolto della persona. E in questo periodo sto ampliando ancora di più il mio lavoro sul benessere femminile, con proposte come il Pilates Post Parto e Linfit. Sono percorsi diversi, ma hanno una cosa in comune: aiutare le donne a dedicare attenzione al proprio corpo e a sentirsi bene nel movimento. Mi piacerebbe portare in WIN proprio questo: esperienze semplici ma significative, in cui il movimento e la natura diventino un'occasione per fermarsi, respirare, ritrovare energia e magari scoprire qualcosa di nuovo di sé. Il mio lavoro parte dal corpo, ma arriva molto più lontano: alla fiducia, al movimento e alla possibilità di tornare a vivere pienamente ciò che ci fa stare bene. Perché per me la montagna non è solo il luogo in cui praticare sport. È il luogo in cui sto bene, in cui mi ricarico e in cui mi ricordo perché amo aiutare le persone a stare bene.

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Chiara Veronese, storyteller di montagna

Nata e cresciuta a Bolzano, Chiara vive la montagna ogni giorno e la racconta attraverso sentieri, luoghi autentici e angoli meno conosciuti del Trentino-Alto Adige e delle Dolomiti. Content creator outdoor e appassionata di trekking, porta con sé uno sguardo curioso sul territorio e un modo consapevole di viverlo e condividerlo. Una moderna storyteller. Predilige la scoperta di sentieri meno battuti, malghe tradizionali e angoli poco noti del Trentino-Alto Adige, valorizzando l'autenticità locale rispetto alle mete "Instagrammabili" ed esposte all'overtourism. Promuove quindi un trekking rispettoso della natura, focalizzato sull'educazione alla montagna, sulla preparazione adeguata e sul minimo impatto ambientale. Racconta il territorio non solo attraverso l'estetica dei paesaggi, ma anche tramite le storie, la cultura e la vita quotidiana delle comunità alpine.

Crescere a Bolzano significa avere la montagna a portata di mano. Come tale vicinanza ha plasmato il tuo modo di fare trekking rispetto a chi lo fa saltuariamente?

Crescere a Bolzano per me significa avere la montagna dietro casa, raggiungibile in pochi minuti anche a piedi o con i mezzi pubblici. Significa approcciarla fin dall'infanzia, poter trovare tante altre persone appassionate come te e creare gruppo. Potendola vivere spesso, non come una meta saltuaria da weekend, me la godo stagione per stagione, la guardo con occhi attenti, mi piace scoprire nuovi angoli meno conosciuti ed esplorare i sentieri. Non ho bisogno di vedere tutto e subito, ma mi godo i panorami, i colori, le sensazioni sul cammino.

Le Dolomiti soffrono sempre più per la pressione del turismo di massa. Qual è il tuo criterio nel selezionare e condividere luoghi meno conosciuti senza rischiare di snaturarne l'isolamento, il silenzio o la delicatezza?

Penso che la montagna non abbia bisogno di essere nascosta, ma ciò a patto che venga vissuta e raccontata con rispetto; proprio per questo non mi interessa lanciare la prossima meta virale o il luogo dove scattare la foto instagrammabile, ma raccontare luoghi autentici, invitando sempre a educarli e rispettarli. Scelgo di mostrare la montagna nella mia regione per avvicinare le persone alla natura e incuriosirle, non per trasformarla in un parco giochi.

Come bilanci l'aspetto estetico e d'impatto visivo dei tuoi contenuti con la necessità di educare la tua community su sicurezza e rispetto dell'ambiente montano?

L'estetica è il gancio visivo che cattura l'attenzione, quindi uso immagini e video curati, ma è il messaggio nei testi e nelle storie a dare valore al contenuto. Curo con attenzione le parole dei miei voiceover, indico sempre nella descrizione le specifiche tecniche, la premura di non lasciare tracce, di considerare la propria capacità fisica

Ogg. il modo di vivere l'outdoor è molto cambiato. Qual è il valore o il dettaglio di un sentiero che la maggior parte delle persone tende a trascurare e che tu cerchi di mettere in luce?

Oggi si corre troppo verso la cima, si guardano i tempi su Strava, si deve fotografare la cima iconica con quella croce instagrammabile. Si trascurano i dettagli che rendono unico il cammino, come una chiacchierata con chi in montagna ci vive e lavora, l’osservazione della flora e della fauna, il profumo del bosco, una sosta a mangiare un panino con panorama. Un bel modo di vivere insieme la montagna, portando attenzione e consapevolezza, sono proprio le esperienze di gruppo!

Se dovessi scegliere un singolo luogo o un itinerario del Trentino-Alto Adige che rappresenta la tua filosofia di montagna "autentica", quale sarebbe e perché?

Sceglierei la Val di Mazia e i laghi di Saldura, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, dove si cammina ancora tra malghe autentiche e pascoli, e dove non trovi la folla dei flussi turistici principali. È un itinerario che richiede tanta fatica, passo fermo e tenuta mentale, ma ti ripaga con una sensazione impagabile di pace e di connessione con la natura incontaminata.

Perché WIN?

Perché WIN incarna perfettamente la mia idea di community: uno spazio di empowerment, condivisione e valore, che con LaMunt mette al centro la sensibilità e le reali esigenze delle donne in montagna. Diventare Ambassador per questo progetto mi permette di portare la mia voce e la mia visione dell'outdoor in un network che non si ferma alla superficie, ma promuove una cultura della montagna inclusiva, consapevole e sostenibile. È l'opportunità perfetta per dimostrare che si può fare storytelling del territorio creando un impatto positivo e concreto.

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Francesca Mor: cambio vita e poi … entro in WIN!

Francesca Mor, classe 1991, Laurea magistrale in Scienze Biotecnologiche Veterinarie, ha trasformato la sua passione per l'ambiente e la fotografia naturalistica in una missione di vita. Dopo anni di lavoro come dipendente in laboratorio, nel 2023, ha scelto di reinventarsi: ha intrapreso un corso professionalizzante qualificandosi come Guida Ambientale Escursionistica e specializzandosi con workshop in Educazione Ambientale. Con il suo lavoro invita a conoscere meglio l’ambiente montano e a ritrovare, passo dopo passo, un legame più autentico con la natura. Operando principalmente tra Trentino e Veneto, lavora come libera professionista proponendo attività ricreative, divulgazione scientifica ed escursioni guidate in totale sicurezza, con l'obiettivo di far riscoprire alle persone il profondo legame con la natura. Negli anni ha stretto collaborazioni di rilievo con enti, scuole e prestigiose strutture museali (tra cui il MUSE di Trento, il Museo Lusérn e il MMape di Croviana) in qualità di educatrice e comunicatrice scientifica. Dal 2025, ha ampliato il suo raggio d'azione portando la sua esperienza anche sul web: offre corsi di formazione, consulenze online e laboratori didattici personalizzati rivolti a scuole, musei e colleghi educatori, promuovendo la conoscenza e il rispetto dell'ecosistema.

Dopo un lavoro da dipendente, nel 2023 ti sei chiesta cosa volessi fare 'da grande' e hai deciso di cambiare rotta, trasformando le passioni in professione. Cosa ti ha dato la spinta per il salto e per diventare Guida Ambientale Escursionistica?

Sentivo la necessità di dare spazio alla mia dinamicità: facevo un lavoro estremamente routinario e chiuso tra quattro mura, e questo iniziava a starmi davvero stretto. Il contatto con la natura era limitato ai weekend e sentivo di non riuscire mai a viverla davvero, a darle il giusto spazio. Ho esplorato le possibilità che trovavo nel mondo del lavoro ma nessuna era davvero ciò che avevo in mente. Così ho iniziato a creare qualcosa di mio. Una professione che mi permettesse di stare a contatto con la natura, di raccontarla, di farla vivere alle altre persone e soprattutto di dare la possibilità a chi ne fosse incuriosito di avvicinarsi al mondo delle scienze naturali, in prima persona. Grazie al mio background scientifico le radici, ovvero le conoscenze scientifiche, c’erano già; ho intrapreso allora diversi corsi tra cui quello di GAE, e due Master, per poterle far crescere e germogliare in una attività professionale.

Il nome del tuo progetto -“Occhi in Natura” - fa pensare a osservazione e scoperta. Come vista e “sguardo” influenzano l'esperienza che proponi a chi partecipa alle tue escursioni e cosa significa insegnare a guardare la natura con occhi diversi?

L’osservazione è tutto. Imparare ad osservare vuol dire fermarsi, prestare attenzione e farsi domande. Se per esempio, durante una passeggiata in natura noti un dettaglio, un colore, una forma, stai partecipando attivamente a quel momento. Osservare nelle mie esperienze vuol dire proprio questo: essere presenti. Vivere la natura non come semplici cammina tori di passaggio, non come fosse un semplice sfondo, ma in modo attivo e curioso. Osservando scopri dettagli e curiosità che ti sarebbero sfuggiti altrimenti, e imparando cose nuove inizi a sentirle più vicine, anche più tue. Tale conoscenza poi si trasforma in empatia, in amore, e ciò che ami lo rispetti e lo proteggi. Una trasformazione anche personale, e tutto grazie al solo fatto che sei permessa il tempo di osservare.

Vanti collaborazioni importanti con realtà come il MUSE di Trento. Dal 2025 hai scelto di portare la tua esperienza anche online con corsi di formazione e progetti didattici: come trasmetti passione e bellezza della natura attraverso uno schermo?

La collaborazione con strutture, enti e musei è molto soddisfacente: trovi pubblico già interessato, è lì proprio per imparare, scoprire e vivere un’esperienza nuova. Ma poi ho ampliato lo sguardo, e soprattutto ho imparato ad ascoltare. Sempre più donne provenienti dai miei contatti social o dal lato turistico erano naturalmente curiose, ma si trovavano a di stanza. Così mi sono chiesta “come arrivare anche a loro”? Oggi l’online offre una enorme possibilità: riesce a metterti in contatto con chiunque e ti dà l’occasione di poter raccontare a chiunque sia pronto ad ascoltare. I miei corsi online non sono le classiche registrazioni pronte all’uso, sono veri e propri incontri. Ci si connette in presenza, si interagisce, si fanno domande e anche una buona dose di risate. Si creano legami molto forti, tanto che anche parecchio tempo dopo ricevo messaggi in cui ci si scambiano opinioni e informazioni su vari argomenti, o su ritrovamenti naturalistici da identificare.

Hai scritto che il tempo libero è la cosa più preziosa che abbiamo e che gestirlo per gli altri è una “responsabilità emotiva”. Come lo traduci lungo i sentieri?

Con il sorriso e la professionalità. Partecipare ad una mia attività non è una lezione frontale o un convegno: ogni partecipante è coinvolto e vive l’esperienza con tutti i suoi sensi. Stimolo la curiosità innata e lascio che siano loro i veri protagonisti.

Il tuo motto si sintetizza in una bella frase: “Se una cosa la conosci puoi apprezzarla meglio... e se una cosa la ami la proteggi'. Qual è il messaggio che speri ogni persona si porti a casa dopo aver vissuto un'esperienza con te?

Il messaggio che vorrei che ognuno di loro portasse a casa è che la natura siamo noi. Che siamo ciò che siamo perché ne facciamo parte, e che se nella routine di tutti i giorni riuscissimo a trovare il giusto tempo da dedicare a noi stesse e al contatto con la natura, troveremmo in lei tutto ciò di cui abbiamo bisogno: forza, benessere, legame, armonia. E la sua tutela è anche proteggere noi stesse.

Perché WIN?

Ho risposto alla chiamata di questo bellissimo progetto perché, nonostante le mie attività siano solitamente rivolte a tutti, ho ritrovato nelle donne molto spesso una maggiore affinità. Siamo più curiose, siamo intraprendenti, siamo più di sposte ad affidarci, e molto spesso la nostra sensibilità ci permette di vivere molto più in profondità questi momenti condivisi in natura.

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Immagine in evidenza di Eleonora Orler

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