Il silenzio ritrovato

Simonetta Sandri · 29 agosto 2026

Elogio del silenzio

Siamo schiavi del tempo e del rumore. Corriamo tra notifiche, suoni, impegni e notizie che dimentichiamo un secondo dopo, perdendo il senso di come si fa a vivere davvero.

La frenesia moderna ci ha tolto la capacità di fermarci, ascoltare e godere delle piccole cose: un tramonto, una passeggiata senza meta, una chiacchiera lenta, raccogliere una margherita, pungersi con una spina di una rosa mentre la si sistema lentamente in un elegante vaso di cristallo, camminare a piedi nudi sull’erba fatta di rugiada, osservare una nuvola bianca che pare di panna montata o prendersi per mano.

Oltre al tempo, abbiamo perso il silenzio. Immersi in un frastuono costante, percepiamo la calma quasi come un’anomalia che ci fa sentire a disagio. L’ozio non esiste, è una perdita di tempo, diventato tiranno e dittatore. Insieme al diktat del consumo irrefrenabile.

Eppure, come ricordano autori e filosofi, il silenzio non è un vuoto che debba far paura: è lo spazio in cui riordinare i pensieri e ritrovare se stessi. È diventato persino un lusso per pochi, riservato a chi può permettersi di viaggiare o vivere lontano dal caos.

Riscoprire la lentezza e il silenzio non significa isolarsi dal mondo, ma tornare a capirlo.

Riprendiamoci il diritto di rallentare, di stare con chi amiamo e di non fare nulla: è l'unico modo per curarci di noi stessi e riprenderci la nostra umanità. Nel bosco o camminando su un prato di montagna, poco importa. Verso la cima di noi stessi.

Libri alla mano

Per iniziare, perché non dedicarsi allora alla lettura de Il silenzio, di Erling Kagge o di Elogio del silenzio. Come sfuggire al rumore del mondo, di John Biguenet?

Kagge ricorda come, in media, perdiamo la concentrazione ogni otto secondi e come la distrazione sia ormai uno stile di vita, l'intrattenimento perpetuo una brutta abitudine che ciascuno ormai ha preso. E quando incontriamo il silenzio, lo viviamo come un'anomalia, come un qualcosa di strano ed estraneo che non ci aspettiamo: spesso, invece di apprezzarlo, ci sentiamo a disagio e persi. Kagge, al contrario, del silenzio ne ha fatto una scelta di vita. Nei mesi passati da solo nell'Artide, al Polo Sud o in cima all'Everest, ha imparato a fare propri spazi e ritmi della natura oltre che a immergersi in un silenzio interiore ed esteriore: un incommensurabile tesoro e una fonte di rigenerazione che tutti possediamo a cui è però difficile attingere, immersi come siamo nel frastuono, nel nel rumore continuo della vita quotidiana.

Ma che cos'è veramente il silenzio? Dove lo si può trovare? E perché oggi è tanto importante?

A queste tre domande Kagge fornisce trentatré possibili e interessanti risposte, riflessioni scaturite da esperienze, incontri e letture, tutte animate da un'unica certezza: che il silenzio sia la chiave per comprendere la vita. Cercare il silenzio. Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo. Perché il silenzio non è un vuoto inquietante aldilà della nostra portata ma l'ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito e dimenticato. Magari non riconosciuto.

Anche John Biguenet si domanda cosa sia il silenzio. Se una semplice assenza di suono, un’estrazione del pensiero o se, come scrisse Saramago, in realtà non esista, perché anche la nostra voce e i nostri pensieri riflessi in noi, in fondo, hanno un suono, quasi un’eco.

Quello che è certo è che in esso si possono riordinare pensieri scossi dai ritmi frenetici di ogni giorno, trovare pace da delusioni, incertezze, soprusi, ingiustizie. Riposare. Mentre oggi la scienza, ricorda l’autore - attraverso gli esperimenti con la camera anecoica (ambiente di laboratorio strutturato per ridurre il più possibile la riflessione di segnali sulle pareti. Il termine, dal greco, significa infatti "privo di eco") - pone in dubbio la sua reale esistenza, autori come William Shakespeare, Laurence Sterne, Mark Twain, Edgar Allan Poe e Rainer Maria Rilke, e pittori come Mark Rothko e Marcel Duchamp, si sono interrogati sul significato del silenzio e sulla sua rappresentazione in letteratura e arte.

Biguenet indaga le mutevoli sembianze del silenzio: premio o punizione, arma letale o strumento di resistenza, vuoto da riempire o sensazione di pienezza, bene di lusso o disturbo da evitare. Il silenzio è oggi spesso, e sempre di più, prerogativa dei ricchi, continua l’autore. Di chi può avere il privilegio oltre che i mezzi per vivere lontano dal rumore che non produce, da sferraglianti rotaie, da fabbriche chiassose o da roboanti autostrade. Alcune automobili di lusso vengono prodotte a rumore quasi zero, le lounge silenziose degli aeroporti sono prerogativa di pochi. Anche gli scompartimenti silenziosi dei treni costano di più, laddove non è permesso usare il telefonino (che liberazione…) o parlare a voce alta. Lo stesso dicasi per atolli isolati o alberghi intimi posizionati in luoghi lontani dalla folla e immersi nella natura.

Meditazione e neuroscienze

Antiche e moderne tradizioni filosofiche e spirituali sottolineano l’importanza del silenzio. Nelle pratiche culturali dell’oriente, il silenzio è associato al raggiungimento della tranquillità interiore, a un senso di equilibrio e all’unità della mente (semplificando).

Dal punto di vista scientifico, le pratiche meditative sono state ampiamente esaminate nei campi della neuroscienza e della psicologia. Tuttavia il silenzio, che è un aspetto cruciale di queste pratiche, non ha ricevuto finora l’interesse che merita.

Per sollecitare il mondo scientifico in tale direzione, enti come l’Istituto di Ricerca di Neuroscienze, Educazione e Didattica della Fondazione Patrizio Paoletti hanno organizzato eventi come la Conferenza Internazionale sulla Neurofisiologia del Silenzio (ICONS).

Ne è emerso come il silenzio non sia una semplice assenza di rumore, ma una risorsa fondamentale per il benessere psicofisico e per la riscoperta della consapevolezza e della pace interiore. Nella frenesia moderna, permette di stabilizzare le emozioni, connettersi con se stessi e migliorare la comunicazione non verbale.

I principali benefici del silenzio:

Parliamo ovviamente di silenzio volontario, ossia l’azione consapevole di cercare momenti di tranquillità e pace nella vita quotidiana, che può essere coltivato attraverso:

Serve (urge) nutrire la propria anima.

E se allora provassimo semplicemente a camminare su un prato o nel bosco, con il naso all’insù, a oziare un po', ossia a ‘flâner’, come direbbero i francesi?

Immagine in evidenza Van Mailian - Pexels, al centro Oktay Köseoğlu - Pexels

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